Azione Urgente

GIOVANI TRINITARI

Rete Internazionale dei Giovani Trinitari per i Diritti Umani

 

81 Plaistow Lane, Bromley, Kent BR1 3LL, Inghilterra     Tel :  +44 208 313 0399   Fax : +44 208 466 0151    

E-Mail :  youth@trinitarianyouth.org    Web : www.giovanitrinitari.org

 

   


6. SIRIA: presunti prigionieri per motivi di coscienza/paura di torture. Preoccupazioni sanitarie

 

5. ECUADOR: minacce di morte/paura per la sicurezza

 

4. INDONESIA: "Sparizioni" presunte/Paura per la sicurezza

 

3. BRASILE: paure per la sicurezza

 

2 INDONESIA: Timori per la sicurezza/sparizioni presunte. Due difensori dei diritti umani: Muklis Ishak, 27 anni, Zulfikar, 24 anni

 

1. COLOMBIA: Timori per la sicurezza : La comunità di profughi civili del bacino del fiume Cacarica; altre comunità di profughi del dipartimento del Chocó  

 

 

 

 

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1. COLOMBIA: Timori per la sicurezza : La comunità di profughi civili del bacino del fiume Cacarica; altre comunità di profughi del dipartimento del Chocó  

Bollettino 2/03 (Lingua italiana)                                                                     24 Marzo 2003

 

Amnesty International ci ha fatto pervenire la seguente azione urgente

AMR 23/026/2003

 

COLOMBIA:

Timori per la sicurezza :

La comunità di profughi civili del bacino del fiume Cacarica;

altre comunità di profughi del dipartimento del Chocó

 

Amnesty International è fortemente preoccupata per la sicurezza delle comunità di civili afro-colombiane del bacino del fiume Cacarica, nel dipartimento del Chocó, così come per le comunità indigene che abitano in quella regione. In effetti, queste hanno ricevuto delle minacce dopo l’arrivo, nella regione, di 500 paramilitari che beneficiano dell’appoggio dell’esercito colombiano.

Lo scorso 11 marzo, circa 500 paramilitari apparentemente situati a La Balsa (nel sud del bacino del fiume Cacarica) sono entrati nella riserva indigena di La Raya e hanno sequestrato un membro di questa comunità. Questi lo avrebbero condotto nella riserva indigena vicina a Bequerá Perancho […]. Gli uomini hanno minacciato di fare ritorno nella comunità tra tre mesi, al fine di stabilire una base paramilitare nella zona conosciuta come La Virginia. Secondo le informazioni raccolte, l’uomo che è stato sequestrato nella riserva di La Raya, sarebbe stato liberato il giorno seguente. I paramilitari hanno minacciato di penetrare nella comunità di Nueva Vida prima di tornare alla loro base.

 

            Le informazioni indicano anche che, il 13 marzo, 300 uomini appartenenti al gruppo Centro Notre Medio Salaquí del Bloque Elmer Cárdenas degli Autodefensas Unidas de Colombia (AUC, Milizie di Autodifesa Unita di Colombia), sono entrati nella comunità di Nueva Vida (bacino del Cacarica), sotto il comando di un uomo conosciuto col nome di “Pecherón”, o “7-7”. Secondo i testimoni oculari, quest’uomo aveva l’uniforme mimetica e l’insegna della 17ª  brigata dell’esercito colombiano. […]

 

            Dei paramilitari avrebbero detto ad alcuni membri della comunità, di avere l’intenzione di restare nella regione e, dunque, questi si dovrebbero abituare alla loro presenza. I paramilitari avrebbero anche detto di possedere una lista di nomi di molti membri della comunità e che sarebbero tornati per quelle persone. D’altra parte, un paramilitare avrebbe detto: “Nessuno mi fermerà perché ho famigliari nell’esercito, nella polizia e nella magistratura”.

Le autorità e le forze di sicurezza colombiane, sarebbero state informate di quest’ultima incursione paramilitare il 12 marzo. Amnesty International teme che la 17ª brigata dell’esercito colombiano sia responsabile, per azioni e omissioni, degli atti compiuti dai gruppi paramilitari che hanno minacciato i civili afro-colombiani e le popolazioni indigene che vivono sul bacino del fiume Cacarica.

 

INFORMAZIONI GENERALI

 

Negli ultimi anni, molti abitanti del bacino del fiume Cacarica, che erano state obbligate a fuggire in seguito ad operazioni congiunte dell’esercito e dei gruppi paramilitari all’inizio del 1997, hanno fatto ritorno nella regione. Durante il loro allontanamento forzato, i membri della comunità del bacino del Cacarica, hanno subito frequentemente minacce di morte e violazione dei diritti umani, da parte di paramilitari sostenuti dall’esercito. Spesso sono stati presi come bersaglio, dopo essere stati accusati di collaborare con la guerriglia, dalle forze di sicurezza e dai loro alleati paramilitari.

Durante il loro ritorno, molti membri di questa comunità sono state vittime di omicidio o di “sparizione”, come il dirigente comunitario Freddy Gallego (vedere AU 240/00, AMR 23/058/00 del 14 agosto 2000 e i suoi aggiornamenti, AC/AU 240/00, AMR 23/060/00 del 23 agosto 2000). Queste comunità sono state ugualmente minacciate ripetutamente, da gruppi paramilitari, che sono penetrati nel bacino del fiume Cacarica anche se la regione era fortemente milaritizzata e le forze di sicurezza colombiane, erano state avvisate della presenza di gruppi paramilitari. Dei gruppi armati di opposizione hanno ugualmente  minacciato e ucciso, dei membri delle comunità di rifugiati che facevano ritorno al dipartimento del Chocó.

 

AZIONE RACCOMANDATA: negli appelli che farete pervenire, il più presto possibile, ai destinatari menzionati qui di seguito (in spagnolo o nella vostra lingua):

-         esprimetevi fortemente preoccupati per la sicurezza dei membri della comunità situati a Nueva Vida (nel bacino del fiume Cacarica), che hanno fatto ritorno alla loro regione d’origine, così come per le comunità indigene che ci vivono, tenendo conto delle informazioni che indicano la presenza di paramilitari nella zona che potrebbero effettuare nuove incursioni;

-         esortate le autorità a prendere tutte le misure giudicate necessarie per garantite la sicurezza ai membri di queste comunità;

-         esprimete preoccupazione nei riguardi del governo e delle forze di sicurezza che non hanno preso alcuna reale misura contro i gruppi paramilitari che operano nel dipartimento del Chocó, anche se le Nazioni Unite hanno ripetutamente, raccomandato alle autorità colombiane, di combattere e smantellare le formazioni paramilitari;

-         chiedete che sia aperta un’inchiesta esaustiva e imparziale, sui legami esistenti tra le forze di sicurezza e i gruppi paramilitari che operano nel dipartimento del Chocó e che, le conclusioni di queste investigazioni, siano rese pubbliche e che, i simpatizzanti di detti gruppi, siano arrestati;

-         chiedete alle autorità di prendere delle misure efficaci per smantellare i gruppi paramilitari, conformemente agli impegni presi dal governo e alle raccomandazioni delle Nazioni Unite.

 

APPELLI A :

Presidente della Repubblica :

Señor Presidente Álvaro Uribe Vélez

Presidente de la República

Palacio de Nariño

Carrera 8 No. 7-26

Santafé de Bogotá, Colombie

Telegrammi : Presidente de la Repubblica, Bogotá, Colombie

Fax : +57 1 342 0592

Forma d’appello : Excmo. Sr. Presidente Uribe

 

Ministro della Difesa :

Ministra de Defensa Nacional

Martha Lucía Ramírez de Rincón

Ministerio de Defensa Nacional

Avenida El Dorado - Carrera 52 OFI. 217

Centro Administrativo Nacional (CAN)

Santafé de Bogotá, Colombie

Telegrammi : Ministra Defensa, Bogotá, Colombie

Fax : +57 1 266 0193

Forma d’appello : Sra Ministra

Comandante della 17e brigata delle forze armate colombiane:

General Paucelino Latorre Gamboa

Carepa, Urabá, Colombie

Telegrammi : Comandante XVII Brigada, Carepa, Urabá, Colombie

Fax : +57 4 823 6844 (Si un correspondant décroche, veuillez dire “ me da tono de fax por favor para General Latorre por favor ”)

Forma d’appello : Sr. Comandante

 

COPIA À :

Organizzazione non governativa di difesa dei diritti umani

Commissione interecclesiastica Giustizia e Pace:

Comisión Intereclesial Justicia y Paz

AA1029, Santafé de Bogotá

Colombie

 

E ai rappresentanti diplomatici colombiani del vostro paese.

 

VI PREGHIAMO DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE

 

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2. INDONESIA:  Paura per la sicurezza/ “sparizioni” presunte . Due difensori dei diritti umani: Mukhis Ishak, 27 anni , Zulfikar, 24 anni  

Bollettini 5/03 (Lingua italiana)                                                                              2003

AZIONE URGENTE

Amnesty International ci ha fatto pervenire la seguente Azione Urgente

(Indice Al: ASA 21/008/2003)

INDONESIA:

Paura per la sicurezza/ “sparizioni” presunte

Due difensori dei diritti umani:

Mukhis Ishak, 27 anni

Zulfikar, 24 anni

 

Amnesty International è preoccupata per la sicurezza di Mukh Ishak e di Zulfikar, due difensori dei diritti umani che sarebbero attualmente detenuti dai Tentara Nasional Indonesia (TNI, Forze armate indonesiane), nel distretto di Aceh. Amnesty International non ha avuto conferma del luogo in cui sono detenuti. Esiste il timore che siano vittime di torture o di altri atroci trattamenti o che siano “spariti”.

 

Mukhlis Ishak e Zulfikar furono prelevati la mattina del 25 marzo da due uomini in abiti civili. Secondo fonti locali, questi uomini appartengono alle Satuan Gabungan Intelijen (SGI, servizi d’informazione dell’armata). Si pensa che Mukhlis Ishak e Zulfikar siano detenuti nel distretto di Bireun (Aceh), dai SGI.

 

Mukhlis Ishak e Zulfikar sono membri del Link for Community Development (LCD), una organizzazione non governativa che aiuta le persone che si sono dovute trasferire all'interno del loro paese. Al momento in cui sono stati presi, erano in compagnia di alcuni abitanti dei villaggi che manifestavano davanti all'ufficio del capo amministrativo della provincia di Bireun, per protestare contro un progetto di creazione di un posto della Brigade Mobil (Brimob, brigata di polizia mobile), nel loro villaggio. Si teme che i due uomini sono stati presi come bersaglio per le loro attività in difesa dei diritti umani.

INFORMAZIONI GENERALI

Nella zona dell'Aceh, sono state commesse delle gravi violazioni dei diritti umani come omicidi illegittimi, "sparizioni", torture e detenzioni illegali, perpetuate dalle forze di sicurezza all'interno di operazioni contro il Gerakan Aceh Merdeka (GAM, Movimento per l'Aceh libero). Secondo stime di gruppi locali in difesa dei diritti umani, più di 1.300 persone sono state uccise nel corso del solo anno 2002. Tutte le persone arrestate dalla polizia o dall'esercito nell'Aceh, rischiano fortemente di essere vittime di torture, atroci trattamenti o altre violazioni dei diritti umani fondamentali.

 

I difensori dei diritti umani fanno parte delle persone prese di mira dalle forze di sicurezza. Dal 2000, al meno 13 di questi difensori dei diritti umani, sono state vittime di esecuzioni extragiudiziarie, altri hanno subito torture o atroci trattamenti, sono stati detenuti senza ragione o hanno subito intimidazioni. Nel 2002, due militanti dei diritti umani hanno avuto una esecuzione extragiudiziaria e altri due sono "spariti".

 

Il 9 dicembre 2002, il governo indonesiano e il GAM, hanno firmato un accordo per il cessate il fuoco, conosciuto con il nome di Accordo per la Cessazione delle Attività. Dalla sua entrata in vigore, degli osservatori locali hanno indicato che le violenze e gli attentati ai diritti fondamentali nell'Aceh, erano fortemente diminuiti. Allo stesso tempo, Amnisty International, denuncia che il diritto alla libertà d'espressione è sempre limitato anche se l'Accordo per la Cessazione delle Ostilità, prevede che le due parti permettano ai membri della società civile di esercitare liberamente i loro diritti democratici.

 

AZIONE RACCOMANDATA:

negli appelli che farete pervenire il più presto possibile ai destinatari indicati di seguito (in bahasa indonesiano, in inglese o nella vostra lingua):

 

- dimostratevi preoccupati per la sicurezza di Mukhlis e di Zulfikar, che sono stati arrestati il 25 marzo nella città di Bireun, situata nella provincia di Nanggroe Aceh Darussalam;

 

- esortate le autorità a rivelare immediatamente dove e per quale motivo questi due uomini sono detenuti;

 

- cercate di ottenere dalle autorità, l'assicurazione che questi uomini non subiranno torture, né altre forme di trattamenti o violazione dei diritti fondamentali;

 

- dimostratevi preoccupati per il fatto che questi due uomini potrebbero essere detenuti solo in ragione delle loro attività legittime di difesa dei diritti umani e chiedete alle autorità se di questo caso si tratta, di liberarli incondizionatamente e immediatamente;

 

- ricordate alle autorità che queste hanno l'obbligo di proteggere i difensori dei diritti umani, affinchè questi possano continuare a portare le loro attività legittime e pacifiche.

 

APPELLI A :

Le comunicazioni via fax possono risultare difficili. Grazie per la vostra perseveranza.

Responsabile del KODAM / Iskander Muda (comando militare regionale dell'Aceh) :

Maj. Gen. M Djali Yusuf

Markas Komando Daerah Militer Iskandar Muda

Jl. Ahmad Yani

Simpang Lima, Banda Aceh

Nanggroe Aceh Darussalam

Indonésie

Telegrammi : Pangdam Iskandar Muda, Banda Aceh, NAD, Indonésie

Fax : +62 651 270 63 / 269 79

Forma d'appello: Dear Major General, / Signor Generale

Capo di polizia dell’Aceh :

Brigadier General Bahrumsyah Kasman

Kapolda Aceh

Jalan Cut Meutia N° 3

Banda Aceh, Nanggroe Aceh Darussalam

Indonésie

Telegrammi : Kapolda Aceh, Banda Aceh, NAD, Indonésie

Fax : +62 651 22488 / 23670

Forma d'appello : Dear Brigadier General, / Signor Generale

 

COPIE A :

Comandate delle forze armate :
Gen. Ryamizard Ryacudu 

Kasad TNI AD
Markas Besar TNI
Jl. Medan Merdeka Utara 2
Jakarta Pusat

Indonésie
Forma d'appello : Dear General, / Signor Generale

 

anche ai responsabili diplomatici dell'Indonesia nel vostro paese.

 

VI PREGHIAMO DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE

 

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3. BRASILE: paure per la sicurezza

Bollettino 6/03 (italiano)                                                                               28 Aprile 2003

 

AZIONE URGENTE 3/03

Amnesty International ci ha fatto pervenire la seguente Azione Urgente l’Action Urgente

(Index AI : AMR 19/017/02)

BRASILE

Paure per la sicurezza

 

Hipãridi Top'tiro (m), Dirigente indigeno e présidente de l’associazione Xavante Warã
Mariana Ferreira (f), antropologa
Così pure gli Indiani xavante abitanti il territorio indigèno di Sangraduro

Persone « disperse » :
Gioacchino Maredezuro (m), 72 anni

 

 

Amnesty International è estremamente preoccupata per la sicurezza degli indiani xavante che vivono nel territorio di Sangraduro a Primavera do Leste, nello stato del Mato Grosso. Infatti, Joaquim Maredezuro, un Indiano xavante di settantadue anni è recentemente « sparito ». In questa regione le tensioni fra indiani xavante e proprietari terrieri  hanno raggiunto livelli allarmanti, secondo le informazioni ricevute da Amnesty International, i Giovani sono sul punto di fare la guerra.

 

Joaquim Maredezuro è lo zio di Hipãridi Top'tiro, Presidente dell’associazione Xavante Warã. Quest’ultimo è stato obbligato a fuggire dalla regione a causa delle ripetute minacce di morte delle quali era stato oggetto. Joaquin Maredezuro non è stato più visto da quando ha lasciato il villaggio del Volta Grande, il 2 aprile, per andare a caccia. Alcuni giorni dopo la sua "sparizione", un giovane indiano xavante che era alla ricerca del vecchio uomo, avrebbe ritrovato dei pezzi del suo corpo nascosti in un gasdotto. Durante il suo ritorno al villaggio in cerca di aiuto, i resti sono stati sottratti. Non si è trovata nessuna traccia di Joaquin Maredezuro.

 

Dopo un'inchiesta su questa questione, la polizia federale ha concluso che la "sparizione" aveva come origine un conflitto interno tra gli Indiani xavante. Da alcune fonti si è appreso che, i responsabili della Fundação Nacional do Indio (FUNAI, Fondazione nazionale degli Indiani), hanno proposto una somma di denaro alla famiglia di Joaquim Maredezuro come risarcimento della "sparizione" del vecchio uomo. Tra i responsabili figurava l'amministratore regionale del FUNAI, che ha proferito a più riprese, minacce contro Hipãridi Top'tiro, i suoi compagni così come ad alcuni antropologi che lavorano nel territorio e altri Indiani.

 

Joaquim Maredezuro è "scomparso" dopo la pubblicazione e diffusione su larga scala dell'ultimo rapporto dell'associazione Xavante Warã. Appoggiandosi sulla cartografia via satellite, questo documento mostra che i riferimenti fisici utilizzati dai responsabili del FUNAI per delimitare il territorio di Sangradouro, sono incoerenti, tanto che gli Indiani xavante hanno perso diversi ettari di terra.

 

Mariana Ferreira si trova attualmente negli Stati Uniti, ma si reca frequentemente in Brasile per condurre i suoi lavori di antropologia.

 

INFORMAZIONI GENERALI 

 

Quest'anno il numero di indigeni vittime di violenze è aumentato in modo allarmante sull'insieme del territorio brasiliano. Il 6 gennaio 2003, Leopoldo Crespo, un Indiano kaingang di settantasette anni, è stato picchiato a morte da un gruppo di giovani che se la sono presa con un vecchio uomo indifeso, senza un motivo apparente, nel Rio Grande do Sol, lo stato più meridionale del paese. Il 10 gennaio, nello stato di Roraima (all'estremità nord del Brasile), si è ritrovato sul territorio indigeno di Paposa Serra de Sol, il corpo di Aldo da Silva, membro della comunità indigena macuxi di cinquantadue anni e che è deceduto in circostanze sospette. Prima dell'episodio, questa regione era stata oggetto di una decisione favorevole ai Macuxi emanata dalla più alta pretura brasiliana. L'autopsia realizzata da degli esperti federali, ha mostrato che la vittima era stata giustiziata prima di essere interrata in fossa profonda. Sempre nel mese di gennaio, Marcos Véron, un dirigente della comunità indigena uarani-kaiowà di settantadue anni, è morto nel corso di violenti scontri che hanno opposto gli Indiani ai proprietari terrieri nello stato del Mato Grosso do Sol, situato ad ovest del paese. Il 7 febbraio un attacco diretto contro alcuni Indiani xucuru, fa fatto due morti a Pesqueira, nello stato di Pernambouc (confrontate l’AC/AU 33/00, AMR 19/003/2003 dell'11 febbraio 2003).  

AZIONI CONSIGLIATE:

nell'appello che farete pervenire il più presto possibile ai destinatari menzionati di seguito (in portogose o nella vostra lingua): 

- invitate le autorità brasiliane a condurre un'inchiesta imparziale sulla "sparizione" di Joaquim Maredezuro, un Indiano xavante di settantadue anni, avvenuta nel territorio indigeno di Sangradouro;

 

- chiedete che i risultati di questa inchiesta siano resi pubblici e che i presunti responsabili siano arrestati;

 

- deplorate il fatto che quest'uomo sia "scomparso" quando era stato chiesto in più riprese, che i dirigenti indigeni Hipãridi Top'tiro e i membri della sua famiglia beneficiassero di misure di protezione;

 

- fatevi parte dell'inquietudine che vi ispirano le informazioni secondo le quali l'amministratore regionale del Fundação Nacional do Indio (FUNAI, Fondazione nazionale degli Indiani), è stata autorizzata a negoziare con la famiglia di Joaquim Maredezuro, bechè questo responsabile sia stato denunciato in diverse occasioni per aver proferito minacce di morte;

 

- esortate le autorità brasiliane a fornire una protezione a Hipãridi Top'tiro, alla sua famiglia e ad altre persone minacciate, conformemente ai loro desideri;

 

- fatevi parte dell'inquietudine in merito alla recente intensificazione delle violenze e degli attacchi perpetuati contro gli indigeni sull'intero territorio brasiliano, ed esortate le autorità a livello di Stati e a livello federale, a dichiarare pubblicamente che gli attacchi diretti contro degli indigeni brasiliani non saranno tollerati in nessuna circostanza.

APPELLI A :

Ministro federale di Giustizia :

Ministro da Justiça

Márcio Thomaz Bastos

Ministério da Justiça

Esplanada dos Ministérios

Bloco « T », Edificio Sede

70712-902 Brasília – D.F., Brésil

Telegrammi : Ministro da Justiça, Brasília – DF Brésil
Fax : +55 61 322 6817

Forma d’appello : Vossa Excêlencia, /Signor Ministro

Seegretario di Stato per i diritti umani in Brasile:

Exmo. Sr. Secretário de Estado dos Direitos Humanos

Sr. Nilmario Miranda

Secretaria de Estado dos Direitos Humanos

Ministério da Justiça, Esplanada dos Ministérios

Bloco T, 4 °andar, Sala 420

70064-900, Brasília - D.F., Brésil

Teleggrammi : Secretário de Estado dos Direitos Humanos, Brasília - D.F., Brésil

Fax : +55 61 226 7980

Formua d'appello : Exmo. Sr. Secretário, / Signor Segretario di Stato

 

Presidente del Fundação Nacional do Índio (FUNAI, Fondazione nazionale degli Indiani) :

Presidente da Fundação Nacional do Índio – FUNAI
Eduardo Aguiar de Almeida

SEPS Quadra 702/902 Projeção A, Ed. Lex

70390-025 Brasília – D.F., Brésil

Telegrammi : Presidente da Fundação Nacional do Índio, Brasília – D.F., Brésil

Fax : +55 61 226 8782 (Si un correspondant vous répond, demandez : « Fax, por favor. »)

Forma d'appello : Sr. Presidente, /Signor Presidente

Governatore dello Stato del Mato Grosso :

Exmo. Sr. Governador do Estado de Mato Grosso

Blairo Borges Maggi

Palácio Paiaguás

Centro Político Administrativo

78050-970 Cuiabá - MT, Brésil

Telegrammi : Governador do Estado de Mato Grosso, Cuiabá  – MT, Brésil

Fax : +55 65 613 4120

Forma d'appello : Vossa Excêlencia, / Signor Governatore

 

 

così anche ai responsabili diplomatici nel vostro paese.

 

VI PREGHIAMO DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE.

 

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INDONESIA: "Sparizioni" presunte/Paura per la sicurezza

 

Bollettino 2/04                                                                                                                4 Marzo 2004

AZIONE URGENTE

Amnesty International ci ha fatto pervenire la seguente azione urgente che abbiamo pubblicato 

 (Index AI : ASA 21/007/2004 – ÉFAI)

 

INDONESIA

«SPANIZIONI » PRESUNTE / PAURA PER LA SICUREZZA

Cinque difensori dei diritti umani:
Iwan Irama Putra (m), 27 anni
Harlina (f), 22 anni, studentessa
Nova Rahayu (f), 23 anni, studentessa
Nursida (f), 22 anni, studentessa
Syafruddin (m)

 

Le cinque persone sopra nominate che sono state arrestate dalla polizia nel distretto di Aceh, rischiano di essere torturate o di essere sottomesse ad altri trattamenti. Sono dei difensori dei diritti umani; sembra che sono state catturate solamente per aver espresso in modo pacifico le loro opinioni politiche e per il loro lavoro in difesa dei diritti umani.

Il 22 febbraio, verso le 12,30, Iwan Irama Putra è stato preso dalla Brimob nella casa di un suo amico a  Banda Aceh. Nessuno l’ha più visto. È membro dell’Ikatan Mahasiswa dan Pelajar Linge (IMPEL, Rete degli studenti di Linge), un’organizzazione al centro dell’Aceh che soccorre le persone trasferite all’interno del loro paese.

Molte incursioni di polizia, hanno avuto luogo nella mattinata del 23 febbraio a Banda Aceh, presso alcuni membri dell’Organisasi Perempuan Aceh Demokratik (ORPAD, Organizzazione delle donne dell’Aceh per la democrazia), una organizzazione volta alle donne per accedere all’educazione e all’autonomia in tutti i distretti e, in particolare all’Aceh.

Verso le 4 del mattino, la polizia ha arrestato Harlina, membro dell’IMPEL e dell’ORPAD, presso la sua abitazione. Secondo le informazioni raccolte, è stata picchiata e condotta su un furgone Kijang. È stata vista per l’ultima volta circa due ore più tardi, quando la polizia l’ha condotta a casa un altro militante, che non era in casa al momento.

Nursida è stata prelevata nella sua abitazione contemporaneamente a Nova Rahayu, verso le 6 del mattino. Le due donne fanno parte dell’ORPAD. Sono state costrette a salire su due camion. I membri dell’ORPAD, hanno indagato sulla sorte delle tre donne presso la polizia e l’esercito ma non hanno ottenuto alcuna informazione circa il loro arresto.

Lo stesso giorno, circa alle 5 del mattino, dei poliziotti hanno fatto irruzione in una casa per studenti, alla ricerca di Syafruddin, militante di Solidaritas Mahasiswa untuk Rakyat (SMUR, Studenti solidali del popolo), un gruppo di sorveglianza e promozione dei diritti umani. Non trovandolo hanno interrogato e picchiato altri residenti della casa. Syafruddin è arrivato qualche ora dopo ed è stato condannato e preso dalla polizia.

 

INFORMAZIONI GENERALI

Il conflitto che oppone il governo indonesiano al Gerakan Aceh Merdeka (GAM, Movimento per l’Aceh libero), che opera nell’Aceh da oltre 26 anni, ha fatto migliaia di vittime tra la popolazione civile. Le forze di sicurezza si sono rese colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani – come esecuzioni extragiudiziarie, “sparizioni·”, atti di tortura e detenzioni illegali – nel corso di operazioni condotte contro il GAM. Da parte sua, questo movimento si è ugualmente reso responsabile di attacchi contro i diritti umani.

La legge marziale è stata introdotta nel distretto dell’Aceh il 19 maggio 2003 a mezzanotte, dopo la rottura di un cessate il fuoco. Le gravi violazioni dei diritti umani, come le esecuzioni extragiudiziarie di adulti e bambini, sarebbero state perpetuate nel corso di interventi dell’esercito indonesiano contro il GAM. Circa 1.300 persone sarebbero state uccise dall’introduzione della legge marziale.

L’esercito indaga e arresta gli individui che, secondo lui, sostengono il GAM o intrattengono legami con questo movimento. Secondo l’autorità incaricata di applicare la legge marziale, circa 2.000 membri del GAM sono stati arrestati o hanno deposto le armi dal maggio 2003. C’è il pericolo che alcune persone interpellate, non facciano parte del GAM, ma che siano semplicemente favorevoli ai loro obiettivi, o contrari agli interventi dell’esercito. I militari stessi hanno riconosciuto che gli è difficile distinguere i membri del GAM dai civili.

Tra le persone arrestate, figurano dei membri di gruppi per la difesa dei diritti umani e organizzazioni politiche che militano per l’indipendenza dell’Aceh. Alcuni membri dell’ORPAD come altre organizzazioni che denunciano le operazioni militari lanciate nella regione, sarebbero stati avvertiti dal comando militare del distretto, che potrebbero essere bersagli per nuovi arresti. Secondo le informazioni diffuse dai media, 994 persone sono già passate in giudizio dal maggio 2003. Delle organizzazioni locali di difesa dei diritti umani si sono dette preoccupate per il fatto che questi processi non sono conformi alle norme internazionali di equità. Nell’Aceh tutte le persone arrestate dall’esercito o dalla polizia, rischiano di essere vittime di torture o di altre violazioni dei diritti fondamentali.

 

AZIONI RACCOMANDATE :

negli appelli che farete pervenire il più presto possibile ai destinatari menzionati in basso (in bahasa Indonesia, in inglese o nella vostra lingua):

- dimostratevi preoccupati per la sicurezza delle persone precedentemente nominate ed esortate le autorità a rivelare immediatamente dove queste si trovano;

 

- rendetevi partecipi dell’inquietudine che vi ispirano le informazioni secondo le quali Harlina e Syafruddin sono state picchiate e domandate alle autorità indonesiane di darvi assicurazione che nessun detenuto non sarà torturato né sottomesso ad altre forme di trattamenti violenti;

 

- esortate le autorità a liberare questi sei prigionieri immediatamente e senza condizioni, a meno che non siano incolpate di una infrazione prevista dalla legge;

 

- domandate, allo stesso tempo, alle autorità di vegliare affinché tutti i membri della polizia e dell’esercito siano informati della legittimità dei difensori dei diritti umani e del fatto che questi devono proteggere queste persone come prescritto dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, gruppi e organi della società, di promuovere e proteggere i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali universalmente riconosciute.

 

APPELLI A :

Capo di polizia dell’Aceh :

Brigadiere Generale Bahrumsyah Kasman

Kapolda Aceh

Jalan Cut Meutia N° 3

Banda Aceh

Nanggroe Aceh Darussalam

Indonesia

Fax : +62 651 22488

Formula : Dear Brigadier General, / Signor Generale di brigata,

Capo del comando delle operazioni nel rispetto della legge marziale :

Brigadiere Generale George Toisutta
Markas Komando Daerah Militer Iskandar Muda
Jl. Ahmad Yani

Simpang Lima, Banda Aceh

Nanggroe Aceh Darussalam, Indonesia

Telegrammi : PDMD Nanggroe Aceh Darussalam, Banda Aceh, NAD, Indonesia

Fax : +62 651 26979 (Se vi risponde qualcuno, dite : « Saya mau kirim fax », per richiedere la linea del fax.)

Formula : Dear Brigadier General, / Signore Generale di brigata,

 

COPIE ai rappresentanti diplomatici dell’Indonesia nel vostro paese.

 

VI PREGHIAMO DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE.
(PRIMA DEL 5 APRILE 2004) GRAZIE

 

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5. ECUADOR: minacce di morte/paura per la sicurezza

Bollettino 3/04                                                                                     12 Marzo 2004

 

 

AZIONE URGENTE

Amnesty International ci ha fatto pervenire la seguente Azione Urgente

Index AI  AMR 28/007/2004 – ÉFAI

 

ECUADOR

MINACCE DI MORTE / PAURA PER LA SICUREZZA

Marlon Santi (m), presidente dell’associazione di Sarayaku

Franco Viteri (m), responsabile indigeno
José Gualinga (m), responsabile indigeno

Così come altre persone della comunità indigena di Sarayaku (controllare l’ortografia corretta) (provincia di Pastaza)

 

Secondo alcune fonti, Marlon Santi, presidente dell’associazione Sarayaku, è stato aggredito e malmenato nella notte del 29 febbraio 2004 a Quito.

Sembra che si dovesse recare in Costa Rica per assistere, il 3 marzo, ad una riunione riguardante la procedura intrapresa dalla comunità indigena di Sarayaku davanti la Commissione interamericana dei diritti umani contro lo Stato ecuadoriano e la Compañía General de Combustibles (CGC, Compagnia Generale dei Combustibili), una compagnia petrolifera argentina. Amnesty International è preoccupata per il fatto che l’aggressione di cui è stato vittima Marlon Santi, era forse un atto intimidatorio rivolto ai membri della comunità di Sarayaku per impedirgli di assistere a questa riunione.

Secondo le informazioni raccolte, gli aggressori hanno preso le carte d’identità, i documenti di viaggio e il denaro di Marlon Santi. Questi ha segnalato l’aggressione e il furto alle autorità ecuadoriane.

Non si è avuta notizia delle minacce di morte subite da Franco Viteri e José Gualinga.

 

INFORMAZIONI GENERALI

La comunità indigena di Sarayaku, nella provincia di Pastaza, è vittima di una serie di atti intimidatori e diffamatori a causa, sembra, della sua opposizione alle licenze accordate a delle compagnie petrolifere per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi situati sul suo territorio.

Secondo le informazioni raccolte, anche le organizzazioni locali di difesa dei diritti umani che sostengono l’opposizione della comunità Sarayaku, hanno ricevuto minacce di morte. Il 12 febbraio 2004, dei membri della Fundación Pachamama (Fondazione Pachamama) sono stati bersaglio, in tre riprese, di minacce telefoniche. Tali comportamenti sembrano legati alle attività di lunga data di queste organizzazioni in favore della comunità indigena (vedasi l’AU 75/04, AMR 28/005/2004, del 20 febbraio 2004).

La comunità di Sarayaku sostiene che lo sfruttamento del petrolio sui suoi terreni nuoce al suo contorno e al suo modo di vita che si rifiuta di abbandonare. Come alternativa, i suoi membri hanno proposto delle forme di sviluppo duraturo che potrebbe essere messo in opera sul loro territorio senza portare danno alla loro cultura.

Nel maggio del 2003, la Commissione interamericana dei diritti umani, uno degli organi dell’Organizzazione degli Stati americani (OEA), ha ordinato al governo ecuadoriano di garantire la sicurezza della comunità Sarayaku, in seguito alle minacce di morte subite, nel febbraio 2003, nei confronti di alcuni dei suoi responsabili. In dicembre, la Commissione ha riproposto queste misure di protezione, poiché alcuni membri della comunità erano stati minacciati di morte in più riprese e aggrediti fisicamente e verbalmente durante una manifestazione organizzata lo stesso mese. Nel frattempo, a gennaio 2004, il ministro ecuadoriano dell’Energia e delle Miniere avrebbe dichiarato, a proposito della ripresa delle misure di protezione: “Non è l’OEA che comanda qui”, e ha aggiunto che l’Ecuador rispetta i suoi impegni nei confronti della CGC e persegue il suo progetto nell’autorizzare lo sfruttamento di giacimenti petroliferi nella regione.

 

AZIONE RACCOMANDATA:

negli appelli che farete pervenire il più presto possibile ai destinatari indicati qui di seguito (in spagnolo o nella vostra lingua):

- mostratevi preoccupati per le informazioni secondo cui Marlon Santi, presidente dell’associazione di Sarayaku, è stato aggredito il 29 febbraio 2004;

- rendetevi partecipi della preoccupazione che suscita questa aggressione che sembra essere stata commessa al fine di impedire la partecipazione della comunità Sarayaku, alla riunione della Commissione interamericana dei diritti umani nel quadro della procedura intrapresa dalla comunità contro lo Stato ecuadoriano e la Compañía General de Combustibles ;

- richiamate le autorità per fare quanto necessario per garantire la sicurezza di Marlon Santi e degli altri membri della comunità di Sarayaku, conformemente alla loro volontà;

- ricordate che la Comunità interamericana dei diritti umani ha ordinato al governo ecuadoriano di prendere delle misure per garantire la sicurezza della comunità Sarayaku nel maggio 2003, riprese poi nel dicembre 2003 dopo che dei membri di questa comunità subirono minacce di morte, fisiche e verbali nel corso di una manifestazione; ricordate anche che il governo, fino a questo momento, non ha preso alcuna misura;

- richiedete, allo stesso tempo, l’apertura di un’inchiesta esaustiva e indipendente circa l’aggressione subita da Marlon Santi e che i presunti responsabili siano deferiti alla giustizia.

 

APPELLI A :

Ministro degli Interni :

Ing. Raúl Baca Carbo

Ministro de Gobierno, Policía, Justicia,
Cultos y Municipalidades
Ministerio de Gobierno y Policía

Benalcázar y Espejo

Quito

Équateur

Telegrammi : Ministro de Gobierno, Quito, Équateur

Fax : +593 2 2580 067 (se un corrispondente vi risponde, chiedete il fax : « Tono de fax, por favor »)

Formula di appello : Estimado Sr. Ministro, / Signor Ministro,

 

Procuratore generale :

Dra. Mariana Yépez de Velasco

Ministra Fiscal General del Estado

Fiscalía General del Estado

Av. Eloy Alfaro Nº 32-240 y República

Quito

Équateur

Telegrammi : Attorney General, Quito, Équateur

Fax : +593 2 2558 561 (se un corrispondente vi risponde, chiedete il fax : « Tono de fax, por favor »)

Formula di appello: Sra. Fiscal General, /Signora,

 

 

COPIE A :

Organizzazione per la difesa dei diritti umani:
Centro de Derechos Económicos y Sociales - CDES

Lizardo García 512 y Diego de Almagro, 6to. Piso

Casilla 17-07-8808

Quito

Équateur

 

Così come ai rappresentanti diplomatici dell’Ecuador nel vostro paese.

 

VI PREGHIAMO DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE.

(Prima del 13 APRILE 2004)

 

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6. SIRIA: presunti prigionieri per motivi di coscienza/paura di torture. Preoccupazioni sanitarie

Bollettino 5/04                                                                                                                3 Aprile 2004

 

 

AZIONE URGENTE

Amnesty International ci ha fatto pervenire la seguente Azione Urgente

Index AI : MDE 24/023/2004 – ÉFAI

 

SIRIA PRESUNTI PRIGIONIERI PER MOTIVI DI COSCIENZA
PAURA DI TORTURE
PREOCCUPAZIONI SANITARIE

Hassan Watfi (m), nato nel 1964

 

Hassan Watfi, militante in favore dei diritti umani, sarebbe stato arrestato da dei membri de l’Al Amn al Siyassi (Polizia politica), il 16 marzo, all’alba presso la sua abitazione a Masiaf, un quartiere nella periferia della città di Hama. È detenuto, apparentemente in segreto, nei locali del Centro d’Al Mukhabarat al Askariyya (Servizio di informazioni militari) a Damasco, la capitale siriana, c’è ragione di credere che sia sottoposto a torture.

Hassan Watfi è membro attivo dell’Organizzazione araba per i diritti umani, la cui sede si trova in Siria; Amnesty International ritiene che la sua appartenenza a questo movimento, sia la causa del suo arresto. Se fosse così, sarebbe considerato prigioniero di coscienza, arrestato per aver espresso le sue convinzioni senza ricorrere alla violenza.

Si pensa che Hassan Watfi soffra di problemi cardiaci cronici.

 

INFORMAZIONI GENERALI

Amnesty International si è dimostrata, a più riprese, preoccupata per gli arresti dei difensori dei diritti umani, che non avevano fatto altro che esercitare il loro diritto di espressione in Siria. In questo paese è frequente che le persone detenute in segreto, siano vittime di torture.

 

AZIONE RACCOMANDATA:

negli appelli che farete pervenire il più presto possibile ai destinatari indicati qui di seguito (in arabo, in inglese o nella vostra lingua):

- chiedete per quale ragione è stato arrestato Hassan Watfi;

- dimostratevi preoccupati all’idea che quest’uomo sia un prigioniero per motivi di coscienza, arrestato solo in ragione delle sue attività in favore dei diritti umani, chiedete contemporaneamente che sia liberato immediatamente e senza condizioni, a meno che non sia incolpato, con prove tangibili, di una infrazione debitamente riconosciuta dalla legge e giudicato nel quadro di una procedura conforme alle norme internazionali di equità;

 - rendetevi partecipi dell’inquietudine che vi ispirano le informazioni secondo le quali Hassan Watfi soffra di problemi cardiaci cronici ed esortate le autorità affinché gli permettano, senza indugio, di ricorrere a medicinali adatti al suo stato di salute;

- cercate di ottenere dalle autorità la garanzia che quest’uomo non sia torturato o che subisca altre forme di maltrattamenti durante la sua detenzione;

- chiedete contemporaneamente che gli sia permesso di intrattenersi con un avvocato e di ricevere la visita dei suoi parenti.

 

APPELLI A :

Presidente della Repubblica araba siriana :

His Excellency Bashar al-Assad

President of the Republic

Presidential Palace

Abu Rummaneh, Al-Rashid Street

Damasco, Siria

Fax : +963 11 332 3410

Formula d'appello : Your Excellency, / Signor Presidente della Repubblica,

Ministro degli Interni :

His Excellency Major General Ali Hammud

Minister of the Interior

Ministry of the Interior

Merjeh Circle

Damasco, Siria

Fax : +963 11 222 3428

Telegrammi : Interior Minister, Damasco, Siria

Telex : 411016 AFIRS SY

Formula d’appello : Your Excellency, / Signor Ministro,

 

COPIE

Ai rappresentanti diplomatici della Siria nel vostro paese.

 

PREGHIAMO DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE.
PRIMA DEL 7 MAGGIO 2004.  GRAZIE

 

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