COMUNION N. 5: 16-22 Feb.
 
 

COMUNION
CURIA GENERAL, OSST.
ROMA
FEB. 16 – 22, 2012

Valdepeñas, cuna de la descalcez trinitaria. 100 años del libro escrito en Valdepeñas por Eusebio Vasco (1912-2012)

La llegada de los centenarios de la Orden y la celebración del año jubilar el proximo año 2013 creo que es una ocasión para dar a conocer las fíguras de San Juan de Mata y San Juan Bautista de la Concepción. Y sobre todo es una ocasión propicia para conocer el significado de los lugares geográficos y teológicos marcados por ellos. Si para Juan de Mata, la casa de Cerfroid es la cuna de la Orden, para Juan Bautista de la Concepción, Valdepeñas será la cuna de la Reforma, el lugar geográfico donde va a poder plasmar sus ideales de renovación y reforma de la Orden.

Mucho se ha escrito acerca de la figura de San Juan Bautista de la Concepción como emprendedor de la gran obra de la Reforma Trinitaria pero tenemos escasos estudios históricos del convento de Valdepeñas que fue cuna de la Descalcez Trinitaria. En medio de esta laguna histórica es de reconocer la obra histórico-crítica realizada por D. Eusebio Vasco, “Valdepeñas, Cuna de la Descalcez Trinitaria”. Dicha obra fue publicada por este historiador valdepeñero en el año 1912. Para escribir esta obra consultó 36 escritos entre libros trinitarios, revistas, archivos, etc. Es de destacar que Eusebio tuvo en sus manos, como el mismo señala, los ocho tomos de las obras de San Bautista de la Concepción, el Protocolo de la comunidad de Valdepeñas y las Crónicas de la Orden.

Eusebio Vasco envío un ejemplar de esta obra de 382 páginas al entonces P. General e Historiador de la Orden, P. Antonino de la Asunción. El P. Antonino le respondía desde Roma el 22 de Junio de 1912 agradeciéndole por esta monumental obra histórica del convento de Valdepeñas. “Grato e imperecedero recuerdo debe a Vd. mi Descalcez Trinitaria en cuyo nombre como General que soy, aunque indigno, le doy las más sinceras y expresivas gracias por el señaladísimo servicio que acaba de hacerle, y los más cumplidos plácemes por el acierto que ha tenido en trabajar tan preciosa historia”.

Propuesta para comisión de los Centenarios: Publicación de un libro sobre el convento de Valdepeñas, cuna de la Reforma Trinitaria

En cuanto al contenido de este centenario libro de Eusebio Vasco podemos señalar que consta de treinta capítulos. El autor valdepeñero realiza en primer lugar una descripción histórica del convento desde la fundación en la capilla de san Nicasio (1594) hasta su traslado al terreno actual del convento (1607). Seguidamente analiza los hechos y acontecimientos desde el traslado del convento hasta la invasión francesa (1607-1808). Finaliza la obra presentando la vida del convento trinitario desde la época de la Independencia (1808) hasta la fecha de publicación de su obra, año 1912.

Y tras un largo comentario de la actualización del carisma trinitario, Eusebio Vasco, culmina su obra solicitando en 1912 que vuelvan pronto los Trinitarios a Valdepeñas, Cuna de su Reforma. “Precisa, para mayor gloria y honor de Valdepeñas, que vuelva a nuestra ciudad la Celestial Orden descalza que nos pertenece. Podemos equivocarnos, pero creemos firmemente que nuestro anhelo ha de cumplirse, en día no lejano, porque las asociaciones religiosas no mueren, como mueren sus seguidores”. Gracias a Dios los Trinitarios ya están de nuevo en Valdepeñas desde el año 1948. Ahora se necesitaría por parte de la Comisión de los Centenarios una obra de este cuatricentenario convento que fue cuna de proyectos, sueños y realizaciones de la Reforma Trinitaria emprendida por San Juan Bautista de la Concepción.

P. Ángel García, osst.
(Lima – Perú)

Centenario della morte dei Santi Giovanni de Matha e Giovanni Battista della Concezione

Nel 2013 abbiamo due ricorrenze molto importanti per la storia dell’Ordine Trinitario: l’ottavo centenario della morte di San Giovanni de Matha e il quarto centenario della morte di San Giovanni Battista della Concezione, rispettivamente fondatore e riformatore del nostro Ordine.

Il Signore ha voluto che siano avvicinate queste ricorrenze come un segno che può servirci per capire i parallelismi di ambedue i santi. Infatti, anche le date della Fondazione e della Riforma dell’Ordine si avvicinarono in un unico centenario trascorso, come molti ricorderanno, tredici anni fa (tra 1998 e 1999). Forse può sembrare un erudito gioco numerico, ma in realtà questo ci porta a una conclusione molto interessante, infatti, i nostri Padri hanno vissuto e lavorato all’opera lo stesso tempo, e hanno svolto anche un’attività alquanto simile, sia nel campo legislativo, sia nelle fondazioni di diverse comunità, sia nelle relazioni con la Chiesa e con le nazioni, dove l’Ordine si espandeva.

In questo senso, il celebrare la loro morte nello stesso anno, dopo aver celebrato Fondazione e Riforma insieme, ci permetterà di rivedere il tempo passato in una prospettiva di rinnovamento. Anche San Giovanni Battista, fece l’esperienza che noi riviviamo ora, proprio quattro secoli dopo quella di San Giovani de Matha, e ha fondato tutto il suo operato nella riflessione della prima intuizione del Fondatore, una visione che noi abbiamo ereditato come un tesoro perché è il nocciolo del nostro essere trinitari, figli, a pari merito, di ambedue i santi. Adesso, proprio quattrocento anni dopo, riviviamo e riproponiamo quel dono dello spirito donatoci per ripensare insieme forse altri quattro secoli di gloria alla Santissima Trinità e di redenzione delle persone in difficoltà.

In vista di questo ingente progetto, l’Ordine Trinitario, in un invito aperto a tutta la Famiglia, ha voluto indire un Anno Giubilare che ci aiuti a incorniciare tutte le iniziative di diversa indole che ogni comunità, fraternità o singolo, possano intraprendere. Esso, come potete leggere nel decreto, comincerà il 17 dicembre 2012, un anno prima dell’ottavo centenario della morte di San Giovanni de Matha, e terminerà il 14 febbraio 2014 un anno dopo il quattrocentesimo anniversario della morte del Riformatore, San Giovanni Battista della Concezione.

L’Anno Giubilare si prospetta come un anno di grazia, con il dono dell’indulgenza che si potrà usufruire in tutte le case della Famiglia il giorno delle principali feste (le festività dei due santi, ma anche logicamente la SS.ma Trinità, il SS.mo Redentore, Santa Agnese Seconda, ecc.) e tutti i giorni nei luoghi dove sono le reliquie o sono morti i santi, in Italia per l’esattezza nella chiesa di San Tommaso in Formis di Roma. Questa concessione ci propone questi luoghi sacri come un santuario, un luogo d’incontro con Dio, ai quali siamo chiamati ad andare con un senso di pellegrinaggio, un concetto molto caro alla Sacra Scrittura, come cammino che si fa con Dio e verso Dio, un cammino d’incontro, nell’avanzare nella fede, nel progredire nella vita spirituale, ma anche un cammino di ritorno, penitenziale, di rincontro con quel primo amore forse dimenticato o trascurato.

Nella propria comunità o fraternità l’indizione dell’Anno Santo si mette nell’obbligo dell’accoglienza; i pellegrini devono essere convocati, ospitati, congedati. Con motivo dell’apertura dell’Anno Giubilare, delle feste, si dovrà fare un appello perché la gente del luogo, o fuori di esso, possa conoscere e usufruire di questa grazia, questo avvenimento è, senza dubbio, anche un’opportunità per far conoscere l’Ordine, l’evento che si celebra e la ricorrenza (facendo pure un percorso con tutte le feste che saranno celebrate durante l’anno). Le condizioni che si richiedono per lucrare dell’indulgenza (sacramento della penitenza, preghiera, ecc.) ci mettono nella necessità che le nostre Chiese e Cappelle siano aperte durante tutto o buona parte del giorno, che ci siano confessori, che si preparino alle preghiere, Eucaristie o catechesi per dare l’opportunità ai pellegrini di arrivare a questo incontro. Per il congedo penso che forse può essere utile del materiale, come una piccola biografia dei nostri Padri, forse la preghiera del Trisagio, immaginette o dépliant, che possa ricordare l’esperienza vissuta. Nella chiesa di San Tommaso poi, non soltanto le feste ma tutti giorni.

Ma dobbiamo essere pellegrini pure noi, fare anche noi questo pellegrinaggio, è difficile guidare o accompagnare gli altri se anche noi non ci mettiamo in cammino. Si possono fare veri e propri pellegrinaggi, per esempio, percorrendo in Roma i luoghi dei nostri Padri, ma è soprattutto un itinerario interiore che dobbiamo fare, di formazione e preghiera dove possiamo riempirci del loro messaggio comune e distinto, per far noi, come loro, una sintesi fedele e comunque propria. In questo ogni comunità e fraternità, con il materiale che in comune può preparare sia l’Ordine, sia le Provincie o i Consigli dell’Ordine Secolare, deve fare il suo proprio progetto secondo le proprie possibilità sia di collaborazione sia di proprio itinerario formativo e spirituale.

Mensaje de Felicia Fernández, Superiora General de las Trinitarias de Madrid en los 127 años del Instituto

Hermanas Trinitarias
Casa General
Granada, 2 de febrero de 2012
127 aniversario de la fundación
Circular 6/2011-2012

“¡Oh Jesús de mi corazón! Un año hace que se abrió este asilo para dar gloria a Dios ¡Quién hubiera jamás imaginando los beneficios que íbamos a recibir, y que la obra, comenzada llena de temores, se desarrollara de una manera prodigiosa en breves meses! ¿Quiénes somos nosotras, Jesús mío, para que te hayas dignado escogernos a tan sublime destino? ... Hace un año hoy no comprendiamos cómo podríamos sostener nuestra empresa. La fe crecía al ver se sucedían los meses y en cada uno de ellos admirábamos un nuevo prodigio; repetidas veces exclamábamos ¡qué bueno es Dios! (Madre Mariana).

A TODAS LAS HERMANAS DEL INSTITUTO

Queridas hermanas: Felicidades a todas y cada una por el 127 aniversario de la fundación.

Al conmemorar el nacimiento de nuestro Instituto, y volver los ojos al origen, no podemos menos que sentir, como Mariana, sobrecogimiento y asombro por haber sido llamadas a formar parte de esta historia viva. Volvemos la mirada hacia atrás para hacernos más conscientes del tiempo presente: lo que dio origen a nuestra vocación, que empezó como una semilla muy pequeña, se ha desarrollado como no podíamos imaginar, y sigue creciendo. Sus virtualidades están aquí, impresas en nuestras vidas. Meditemos con nuestra fundadora: “¿Quiénes somos nosotras, Jesús mío, para que te hayas dignado escogernos para tan sublime destino?”.

Cuando Mariana en el primer aniversario de la fundación, con asombro y agradecimiento, escribe sobre el progreso de la congregación, reconoce que la obra se desarrolla prodigiosamente no por méritos propios, ni a la abundancia de recursos y facilidades, pues el primer año no fue precisamente un camino de rosas. Lo ciento es que, junto a las dificultades materiales, hubo otras más dolorosas. Madre Mariana habla de verdadera persecución: “No eran pocas las humillaciones que teníamos que experimentar; nos denominaron las locas del obelisco lo que, si bien deplorábamos, no dejábamos de comprender que éramos dignas de este nombre... Todo esto nos hacía ver el desprecio con que nos miraban... Con frecuencia teníamos que meditar estas palabras: Todos los que quieren vivir piadosamente en Jesucristo padecerán persecución”.

¿Cómo es que en circustancias bien difíciles Madre Mariana agradece tantos beneficios y expresa hondo regoijo por el destino que el Señor nos regala? La fundadora nos hace ver que la presencia de Dios no está condicionada a facilidades o dificultades. Dios es más que las circunstancias y condiciones que vivimos, y su presencia únicamente aparece ligada a la vida allí donde fluye, con sus contrastes permanentes: luz y sombras son inseparables.

En el 127 aniversario de la fundación, aunque en diferente escenario, experimentamos el mismo devenir de la vida con sus alegrías y penas, gozos y esperanzas. La vida humana está en constante movimiento. Pero en medio de todo lo que se mueve, un eje permanente que nos mantiene ancladas en lo esencial: Dios está presente, y su actuar prodigioso es incesante.

¿Quiénes somos nosotras, Jesús mío? Somos elegidas para un alto destino: instrumentos de Dios, portadoras de su presencia, testigos de sus continuos prodigios.

Nuestras historia está repleta de luces y sombras, persecuciones y prodicios, podríamos decir. Y así lo vemos tanto en la vida personal como en la historia que compartimos. Con frecuencia sufrimos y gozamos la comunidad, la misión, las jóvenes acogidas, la presencia de cada hermana, las personas que acompañamos, la oración de las mayores, el dolor de las enfermas, los problemas de cada día, la ternura y la soledad de muchas de nosotras. Pero en medio de todo, lo realmente decisivo no es lo que nos sucede sino cómo lo vivimos.

Madre Mariana nos da algunas claves para vivir de manera constructiva todo lo que ocurre en nuestra vida de cada día.

En primer lugar reconocer a Dios en todas las cosas, prescindiendo de la apariencia que presentan en la superficie. Al mirar con hondura, percibimos que más allá de todo siempre está Dios. Leer la realidad al margen de Dios nos deja encerradas en las cavilaciones de la mente; perdemos la perspectiva trascendente y quedamos prisioneras en nuestro aislamiento: el miedo nos bloquea y todo lo vemos mal. Pero nuestra Consagración no tiene otra lógica que la fe en el Dios que nos habita, y el Amor encarnado en Jesús, que se prolonga en quienes le dejan crecer en su interior. Dios está aquí y actúa sin cesar, entre nosotras, y más allá de nosotras.

Mariana también nos invita a apartar de nuestra mente y corazón el orgullo, que nos hace creer que todo lo importante lo hemos hecho nosotras. La que es humilde, en cambio, sabe que Dios es el verdadero hacedor de los prodigios que nos rodean. A veces medimos los frutos salvadores por el éxito humano; cuando Mariana nos recuerda que la persecución va unida a la vida auténtica, nos está hablando de dificultades inherentes al seguimiento. Es verdad que el Señor nos ha llamado a una vida plena, feliz, donde el gozo y la paz son el distintivo y señal más clara de estar en el camino. Pero no es un camino fácil; la vida fácil y cómoda con frecuencia nos hace superficiales; en cambio las dificultades y luchas proporcionan experiencia, profundidad y apertura a Dios, y favorecen el desarrollo de las capacidades y dones recibidos.

Mariana nos enseña también a ser agradecidas. El agradecimiento da densidad y hondura a nuestra vida, pues nos ayuda a tomar conciencia de los dones que recibimos y a ponerlos al servicio de los demás: se trata de ser conscientes de la generosidad de quien tanto nos regala. Presencia de Dios, humildad y agradecimiento son los sentimientos que afloran en mí cuando medito sobre el aniversario de la fundación en nuestro presente.

Y así siento también ante el reciente fallecimiento de nuestra hermana Ana María Menocal, de la que personalmente guardo recuerdos intensos. Le he admirado ya desde novicia, viendo en ella un ejemplo de entrega incondicional, y desmesura a favor de los pobres y necesitados. Y en sus últimos años ha despertado en mí profunda ternura y compasión cuando la veía vagar desorientada e impotente porque no se hallaba sin jóvenes a quienes ayudar. Y si lo primero me edificó a nivel humano, lo segundo me traslaba al Misterio insondable de Dios. Él desborda todas nuestras conjeturas; está siempre con nosotras y nos conduce al sublime destino para el que nos ha elegido, aunque sea por cominos imprevisibles.

De todo esto nos habla con frecuencia nuestro querido padre Méndez, y nos invita a amar lo que somos, y a comunicarlo fuera de nosotras, que sará la mejor manera de extender el don recibido: “Agradecida a Dios de semilla de su vacación trinitaria, procure que se extienda, que sus palabras sean granitos de semilla que cayendo en otros corazones, engendre en ellos esa misma vocación (Cartas familiares, 71). Es sin duda el mejor regalo que podemos hacernos.

Un entrañable abrazo de hermana.
Felicia Fernández

NEWS

Profesión solemne en el Monasterio Trinitrio de Lima, Perú
El pasado domingo día 12 , el Monasterio de Hermanas Trinitarias de clausura de Lima (Perú) se vestía de fiesta y alegría para celebrar la profesión solemne de Judith y Nelva, dos jóvenes de 23 y 24 años que con gran alegría daban su SI definitivo a Dios Trinidad. La misa fue presidida por Monseñor Guillermo Martín Abanto, obispo auxiliar de Lima y Vicario de las religiosas Fue concelebrada por los PP. Trinitarios Juan Martinez y Angel García.

Judith y Nelva provienen de Jaén, zona donde los Trinitarios fundamos la casa Misión el Muyo en 1995. Ellas dos ingresaron al monasterio de Lima el año 2003, tomaron el hábito el año 2007 y la profesión temporal la realizaron en el 2009. Ambas felices y contentas de haber sido llamadas por Dios para consagrarse a la Santísima Trinidad y vivir de por vida en este monasterio de vida contemplativa, recuerdan sus motivaciones para ingresar al monasterio trinitario: “El vivo ejemplo de las hermanas y el deseo de seguir más de cerca a Cristo, fueron nuestras primeras motivaciones de vida consagrada” – destacan Nelva y Judith.

Monseñor Guillermo destacó en la homilía la alegría y valentía de las dos jóvenes al consagrarse a una vida de oración, silencio, soledad y de entrega a Dios en la Orden de la Santísima Trinidad. “Recuerden las palabras del apóstol Pablo…’Ya no vivo yo, es Cristo el que vive en mi’. Tengan presente que es Cristo el que vive en sus corazones y el que les va acompañar en su camino de fidelidad y perseverancia”.

Nos ofrecemos por entero a Dios Trinidad

Ante una iglesia abarrotada de fieles, Judith y Nelva emocionadas emitieron su profesión solemne destacando: “Nos ofrecemos por entero a la Trinidad Santísima por medio de los votos solemnes de castidad, pobreza y obediencia, viviendo en adelante hasta la muerte dedicadas solamente a Dios, en la soledad y silencio, en la oración asidua y generosa penitencia”. Finalmente la Madre Miriam, priora de la comunidad dijo: “En el nombre de la Iglesia y de la Orden recibo los votos solemnes, que habéis pronunciado, y ratifico públicamente que formáis parte y sois miembros de esta Orden de la Santísima Trinidad”.

Y con la bendición del obispo Martín Abanto y un fuerte aplauso por las trinitarias Edith y Nelva, finalizó la misa de profesión solemne en el Monasterio de Trinitarias de Lima.

¡Felicidades Edith y Nelva!
P. Ángel García, osst.
(Lima – Perú)

El Personaje

Fray Sergio Pereira
Me llamo Sergio Pereira y vengo de Barranquilla (Caribe Colombiano). Pertenezco a una familia numerosa, que comprende no solo a los parientes cercanos sino desde sobrinos hasta tío-abuelos; he tenido la suerte de conocer incluso a mi tatarabuela que murió de 115 años. Tengo un hermano y dos hermanas, todos casados y con hijos. Tengo 29 años, 7 de los cuales he vivido en la Orden Trinitaria.

Si me permiten anotar algo más sobre mi familia, les digo que los amo inmensamente y que ellos me han enseñado el valor de pertenecer a un grupo social, a respetar los valores humanos, a defender a mi patria y amar mi cultura sin denigrar de otras. Sin embargo en la vida de Iglesia, puedo decir que la gran mayoría son “católicos” de cada, es decir, de cada misa e’muerto o matrimonio. Por lo que confieso que solo a los 16 años tuve mi primera experiencia de Iglesia y eso porque conocí a una chica que me dijo que si quería ser su novio debía ser católico o de lo contrario me mandaba a freir espárragos. Ella valía la pena de verdad y a Dios, por medio de ella, agradezco que haya dado mi primer paso a esta realidad donde comprendí que Dios me esperaba desde siempre.

De una manera un poco extraña conocí a los trinitarios. Estando en una comunidad de jóvenes de la renovación carismática católica, fr. Baudilio Montoya fue invitado para dar una charla vocacional en diciembre del año 2002, yo no sabía de comunidades religiosas, para mi todos los sacerdotes eran iguales, así que todo lo que Baudilio decía, para mi era nuevo y me llamó mucho la atención, especialmente cuando habló del estilo de vida de los trinitarios, eso si que sonaba diferente. Al final de la charla, dejó unas fichas para anotar los nombres y telefonos de aquellos que estuviesen interesados en saber un poco más sobre los trinitarios. No muy convencido dejé el mío, pensando en que no iban a llamar. Pasaron los meses y efectivamente no llamaron.

Un día llegó por correo una carta de invitación para vivir una experiencia vocacional en Bogotá. No estaba seguro, pero tenía ganas de ir para ver de que se trataba eso. Estando allí, el testimonio de sencillez y fraternidad que se vivía en la casa me impactó mucho. Aquella inquietud que había nacido a partir de mis dudas se fueron acrecentando de tal modo que estuve dispuesto a dejarlo todo, para entrar inmediatamente a la comunidad, pero no había prisas, tenía mucho que reflexionar para dar ese paso tan grande.

Debido a la distancia entre Barranquilla y Bogotá (cerca de 1000 Km.), antes de ingresar a la comunidad, visitaba dos veces al año la casa de Bogotá con motivo de las convivencias vocacionales, en ellas fui conociendo a quienes en un futuro se convertirían en mis hermanos, de los cuales aún se encuetran Fernando y Aquileo.

Antes de entrar a la Orden, tenía que tomar desiciones importantes: ¿Qué le diré a mi familia? ¿Cómo lo tomará mi novia? ¿Qué dirán mis amigos? No fue fácil, mi familia no se lo creía, especialmente mi madre quien esperaba otra cosa de mi, soporté palabras duras, desprecio de algunos amigos e incluso humillaciones, pero yo ya estaba resuelto. Para mi sorpresa la persona que más me ayudó a dar el paso, fue precisamente mi novia, de quien menos lo esperaba; ella me dijo: “Si hubiese sido por otra mujer estaría dispuesta a luchar, pero te has metido con alquien que me supera”.

Ingresé al postulandado en Bogotá el 18 de enero de 2005, las infinidades de experiencias vividas en él me animaron a continuar adelante, descubrí un rostro de Dios que no conocía, el rostro del hermano, del otro, diferente a ti pero contigo y unidos en un mismo ideal.

Heme aquí, han pasado 7 años. Los recuerdos vienen y van, quisiera compartirles tantas cosas, pero de seguro los aburriría. Solo quiero decirles como se dice en mi tierra AMO ESTA VAINA, amo lo que hago y vivo en mi Orden, cada día me enamoro más de mi Dios y disfruto de mis hermanos e intento que mis hermanos disfruten de mi. Estoy convencido de que esto es lo más importante, después... ah si... después, vienen los cautivos, los pobres, las cárceles, los perseguidos, pero solo después, porque aquello que bebo de la fuente de la casa de la Santa Trinidad, me anima y me lanza a vivir la aventura de redimir a éstos.

La Pagina di Mons. Di Donna
Don Carmine Catalano

In occasione del LX anniversario della morte del venerabile Giuseppe Di Donna, il nostro carissimo Don Pasquale Pirulli, edita il IV volume dell’epistolario del vescovo di Andria. Lo ringraziamo per lo sforzo e la qualità delle sue raccolte e della pubblicazione delle lettere di questa figura così importante per la Chiesa locale e per l’Ordine trinitario. Ogni sforzo per fare conoscere e stimare il nostro fratello è veramente un servizio per gli storici e per i fedeli che troveranno nella sua figura un vero uomo di Dio e un vero testimone del vangelo per la gente della sua epoca. Oggi ancora, il suo esempio, ci porta a capire meglio la Parola di Dio vissuta attraverso una relazione intima con Gesù nell’Eucaristia e nei poveri.

La sua corrispondenza con i suoi cari frati dell’Ordine, come per esempio, con i due ministri generali del suo tempo, i PP. Antonino dell’Assunzione (Zamalloa) e Ignazio del Santissimo Sacramento (Marchioni) e con altri frati, svela la sua fierezza di appartenere all’Ordine della Santissima Trinità. Come vediamo, conserva per tutto il tempo del suo episcopato come vescovo di Andria, questi legami di cuore con i frati. Venendo a Roma, prendeva sempre posto al coro come al refettorio con i religiosi. Spesso consultava i ministri trinitari quando si trovava in una difficoltà pastorale o materiale. Un altro segno del suo attaccamento all’Ordine e alla sua spiritualità consiste negli sforzi che metteva per diffondere il culto e la devozione alla Santissima Trinità.

Auspico che questa pubblicazione sarà un grande stimolo per conoscere meglio questa figura e promuovere la causa della sua beatificazione per la più grande gloria di Dio Trinità.

Fr. Jose Narlaly o.ss.t.
Ministro generale

Cumpleaños y Efemérides
16 al 22 de febrero de 2012.

Felicidades

18 P. Victor Albert Rakotoniaina, de la Provincia de Madagascar, nacido en Tsarasaotra (Fianarantsoa) en 1959

19 P. Ramón Campos, de la Provincia de España Norte, nacido en Belmonte (Cuenca) en 1946

20 P. Jesús Sagarna, de la Provincia de España Norte, nacido en Dima (Vizcaya) en 1937

P. Pedro María Ustárroz, de la Provincia de España Norte, nacido en Pamplona en 1956

Fra. Victor Ludger Andriantinarivo Feno, de la Provincia de Madagascar, nacido en Ambatomanoina (Anjozorobe) en 1979

21 P. Jean de la Croix Félix Ranaivoarisoa, de la Provincia de Madagascar, nacido en Amparafaravola en 1970

22 MIÉRCOLES DE CENIZA

P. Juan Pablo García, de la Provincia de España Sur, nacido en Valladolid en 1962

P. Rafal Piecha, de la Provincia de Italia Sur, nacido en Zywiec (Polonia) en 1980