COMUNION N. 42: 10 - 16 Nov.
 
 

PORTADA: Dalla Multiculturalitá all’interculturalitá nella Vita Religiosa.

Poiché il tema scelto per il prossimo Capitolo Generale 2013 sarà sull’interculturalità, vorrei fare questa riflessione, tentando di collegare l’interculturalità alla “spiritualità di comunione”, che spiegherò più avanti. A mio giudizio e di diversi autori che sviluppano il tema in oggetto, quando si parla di multiculturalità si tende spesso a fare coincidere questo termine con interculturalità, ma si tratta di un’imprecisione, che viene continuamente adottata nell’uso comune. Multiculturale è un termine di tipo descrittivo, un aggettivo, descrive uno stato di fatto, allude alla presenza di diverse culture nello stesso spazio o territorio, ma non riguarda l’eventuale interazione razziale di gruppi o individui: si tratta di un processo statico.

Interculturale invece è un termine che identifica persone che culturalmente differiscono per la loro formazione, che per ognuno di loro rappresenta sostanzialmente una scelta. La globalizzazione in cui viviamo, implica l’interculturalità intesa nell’accezione di un processo di tipo dinamico, perché presuppone uno scontro e uno scambio, che aggiunge arricchimento e nuove costruzioni semantiche. L’interculturalità molto probabilmente sarà l’unico percorso praticabile per gettare le basi per una pacifica convivenza e tolleranza tra più culture. Interculturale significa porre l'accento sull’“inter”, sul processo di confronto e di scambio, di cambiamento reciproco e nello stesso tempo, ripropone l’unità e la convivenza democratica.

Natura sociale dell’uomo. Dio, creando l’uomo e la donna, la prima coppia umana, li crea “in relazione” reciproca; l’uno ha bisogno dell’altro per realizzarsi in pienezza. La vocazione alla socialità è scritta nel DNA umano.

Secondo la Rivelazione biblica, Dio si auto-rivela come “Amore -in- Comunione”. Egli, ha impresso nell’uomo e nella donna questa “immagine di comunione”, di esistere per l’altro; per questo l’uomo si realizza soltanto donandosi. E’ proprio vero quello che tante volte abbiamo ascoltato: l’uomo non è un’isola!

Ascoltiamo in proposito l’autorevole voce del Vaticano II, che afferma: “L’uomo “per sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti!” (GS. 12). E ancora: “La persona umana… di sua natura ha sommamente bisogno di socialità. Poiché la vita sociale non è qualcosa di esterno all’uomo, l’uomo cresce in tutte le sue doti e può rispondere alla sua vocazione attraverso i rapporti con gli altri, i mutui doveri, il colloquio con i fratelli” (GS. 25).

Nessuno di noi può farcela da solo! Tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Porre l’accento sulla socialità, come costitutiva dell’essere umano, mi sembra, particolarmente oggi, molto importante. Infatti, tra le lacune che si segnalano nelle comunità religiose vi è al primo posto proprio l’individualismo, il culto dell’ego, l’affermazione di questa cultura su quella della “civilizzazione dell’amore” e della comunione.

Questo progetto scaturito dall’amore eterno di Dio, è stato offuscato dal peccato della prima coppia umana impedendo loro “di conseguire la propria pienezza” (GS 13); poiché l’uomo e la donna hanno voluto realizzarsi autonomamente da Dio, abusando della libertà. Tutto ciò ha causato una profonda ferita e un’incrinatura nei rapporti con il loro Creatore, nel loro intimo, con il prossimo e con la stessa natura. Tuttavia, il peccato non è riuscito ad affogare o distruggere il piano di Dio, che, nella sua infinita bontà e misericordia (Ef 2,4) vuole introdurre tutti gli uomini nella sua amicizia, come figli, “perché forte come la morte è l’amore… le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (Ct 8,6.7).

Vorrei segnalare sinteticamente alcuni elementi in cui si riconosce la comunità interculturale:

1. Riconoscimento delle diverse culture, capaci di interagire per arricchirsi reciprocamente, dando visibilità a tutte; non ci deve essere quella dominante che assorba tutte le altre minoritarie.

2. Rispetto delle differenze, non livellamento, promovendo quelle minoritarie, scommettendo sulla “convivialità delle differenze”.

3. Creare un clima di arricchimento reciproco, promovendo una sana interazione.

4. Ci vuole una scelta di campo radicale: mettere al centro la comunione, come “signum Trinitatis”, dove ogni persona è vista come dono di Dio da accogliere, amare e rispettare. In questo senso io collego l’interculturalità a ciò che Giovanni Paolo II, alla fine del Giubileo del 2000, chiamò: spiritualità di comunione, cioè: “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti al terzo millennio, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo.

Che cosa significa questo in concreto? Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità. Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto.

Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come «uno che mi appartiene», per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un «dono per me», oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper «fare spazio» al fratello, portando «i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2), e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita” (NMI 43).

Questa è la grande sfida, ogni giorno siamo invitati a riprendere il cammino, che si presenta arduo e difficile, però contiamo sulla presenza del Signore in mezzo a noi.

Concludendo: L’interculturalità oltrepassa la tolleranza, presume il confronto e lo scambio tra le culture, pone il problema della cittadinanza e della partecipazione, esercita la legittima e reciproca critica, concepisce le differenze culturali come un valore. Un atteggiamento interculturale riconosce il conflitto e non lo ignora: lo gestisce in modo pacifico. Bisogna dialogare, il dialogo non è certamente un monologo, ammette a volte degli scontri duri, ma come le pietre dei ruscelli che man mano che si scontrano e scendono a valle, alla fine divengono levigate, così i fratelli e le sorelle nelle comunità, quando s’intraprende il cammino del dialogo e della comunione dopo gli inevitabili scontri per la ricerca della volontà di Dio, alla fine tutti divengono come le pietre preziose che adornano la casa di Dio, la Chiesa.

NEWS:
1. Capítulo Vicarial latinoamericano de España Sur

Los Trinitarios en el Vicariato latinoamericano de España Sur hemos iniciado el pasado lunes, 7 de Noviembre el Capitulo Vicarial con una tanda de ejercicios espirituales.
Como nos comunicaba hace unos días el P. José Miguel Marengo, Ministro Vicarial: “Estamos ya próximos a iniciar el Capítulo Vicarial, un acontecimiento que nos implica a todos, porque todos somos parte de esta porción de la Iglesia y de la Orden. Ya están llegando los delegados y participantes. Y cada uno viene trayendo informes, ilusiones y aportes para el futuro. Aportes que no son personales, si no de lo vivido, recogido y compartido en comunidad, como los informes del trienio, elaborados y compartidos, donde se plasma lo mas interior y querido de la comunidad. A esto tiende la animación y el acompañamiento de los hermanos. Y esto busca la presencia de los Hermanos en el Capítulo”.

El mismo P. José Miguel recuerda en su carta las motivaciones de los hermanos capitulares: “Venimos al Capítulo interpelados por nuestras realidades, con un oído en el Pueblo y con otro en el Evangelio (Monseñor Angelelli, asesinado durante la dictadura militar de Argentina). La calle se nos presenta hoy como la mesa, donde debemos partir el pan de la Vida, después de partirlo en la Eucaristía”.

Finalmente el P. Vicario marca las líneas y trabajo del Capítulo teniendo en cuenta los acuerdos de la Asamblea Intertrinitaria de Ávila:

“Ante el Capítulo, como Vicariato tenemos que mirar el futuro desde esta Asamblea Intertrinitaria, la cual nos debe dar la clave, para proyectarnos y responder a los nuevos tiempos y realidades que nos esperan. Para nosotros Trinitarios, hay un tiempo y es éste, el de hoy, en el que estamos llamados a vivir nuestra consagración trinitaria y en un lugar, América latina, donde la Vida reclama. Todo lo que pasa en el mundo tiene que ver con nosotros. Deben surgir de nuestro corazón, ante el Capítulo Vicarial, palabras cargadas siempre de ilusión y esperanza”

Animo, hermanos capitulares, a rezar mucho en los ejercicios dirigidos por el P. Ignacio, a trabajar duro y a discernir el bien común de todo el Vicariato latinoamericano de la Orden de la Santísima Trinidad y de los Cautivos – Provincia de España Sur.
Fr. Ángel García Rodríguez
Buenos Aires – Argentina

2. 6ème journées trinitaires de pastorale pénitentiaire à Séville.

Les 11, 12 et 13 novembre 2011 seront célébrées les 6ème journées trinitaires de pastorale pénitentiaire à San Juan de Aznalfarache (Séville). Le thème en est : La libération intégrale : Une utopie ou une réalité ? Elles sont organisées par le P. Pedro Fernandez Alejo, aumônier des prisons de Séville, et responsable provincial de la pastorale pénitentiaire. Elles regrouperont les membres de la famille trinitaire engagés dans cette pastorale. Quatre conférences et des travaux de groupe y sont organisés. Le P. Thierry Knecht, président du secrétariat général pour l’apostolat a envoyé cette salutation aux participants de ces journées.

Chers frères et sœurs, membres de la Famille trinitaire,

Ou collaborateurs du service trinitaire dans la pastorale pénitentiaire,

Je suis heureux de pouvoir adresser ces quelques mots à votre assemblée. Malheureusement étant en visite en Inde, je peux me joindre à vous, pour ces VIème journées trinitaires de pastoral pénitentiaire qui se tiennent à Séville. Mais de tout cœur et dans l’esprit qui nous réunis, celui des fils et filles de saint Jean de Matha, je me sens proche de vous.

Vous avez opté comme thème d’étude la question si délicate de la libération intégrale, une utopie ou une réalité ? Méditant sur ce sujet, je me suis mis à regarder le message de notre père saint Jean de Matha à travers la mosaïque multiséculaire de Saint Thomas in Formis représentant le Christ au milieu de deux captifs et le texte de la règle. Un point ressort fortement que la libération si elle n’est pas intégrale n’est qu’une utopie. La mosaïque montre qu’il ne suffit de délier les chaînes mais inviter le captif à redécouvrir sa qualité de fils de Dieu, rendre la liberté est de mener l’homme captif à porter la croix de procession, reconnaissant ainsi son identité. Un grand exégète français le rappelait dans son fameux commentaire du livre de l’Exode : de la servitude (de la maison de Pharaon) au service (de Dieu). La règle le montre aussi clairement en relisant les chapitres deux (qui parle du rachat) et trois (église, lieu de culte par excellence). Pouvoir ramener celui qui vit sous le joug d’une barbare captivité à la liberté de fils de Dieu dans une église.

L’Eglise elle-même dans son enseignement nous le rappelle, nous ne devons pas contenter de répondre aux besoins des hommes. Notre critère n’est pas le besoin de l’homme, mais notre amour, notre charité qui va bien au-delà d’un service, d’une aide, d’une réponse à un besoin. Certes de ces beaux principes, nous devons atterrir dans le concret d’une rencontre personnalisée et personnelle avec le prisonnier que nous rencontrons. J’espère que ces journées de travail pourront vous aider à trouver des pistes pour une pastorale concrète en faveur de nos frères détenus en vue d’une libération la plus intégrale possible.

Je vous salue tous cordialement et je vous souhaite un excellent échange.

P. Thierry Knecht, o.ss.t.
Conseiller général à l’apostolat

Español

Queridos hermanos y hermanas, miembros de la Familia Trinitaria,
Colaboradores del servicio trinitario en la pastoral penitenciaria:

Con mucho gusto dirijo estas palabras a vuestra asamblea; por desgracia, encontrándome de visita en la India, es la única forma de poder hacerme presente entre vosotros, en estas sextas jornadas trinitarias de pastoral penitenciaria que se celebran en Sevilla. De todo corazón y en el espíritu que nos une, el de hijos e hijas de san Juan de Mata, me siento muy cercano a vosotros.

Habéis escogido como tema de estudio la cuestión delicada de la liberación integral: ¿utopía o realidad? Meditando al respecto, me he puesto a mirar el mensaje de nuestro padre san Juan de Mata a través del mosaico de Santo Tomás in Formis, representando a Cristo entre los cautivos y a través del texto de la Regla de la Orden. Un punto de partida es que la liberación, si no es integral, no es más que una utopía. El mosaico muestra que no es suficiente desatar las cadenas, sino que hay que invitar al cautivo a descubrir su condición de hijo de Dios; devolverle la libertad es invitar al hombre cautivo a llevar la cruz patente, reconociendo así su identidad. Un gran exegeta francés lo recordaba en su famoso comentario al libro del Éxodo: de la servidumbre (de la casa del Faraón) al servicio (de Dios). La Regla lo muestra también claramente, vinculando los capítulos 2 (que habla del rescate) y 3 (iglesia, lugar de culto por excelencia). Poder conducir a quien vive bajo el yugo de una bárbara cautividad a la libertad de hijos de Dios en una iglesia.

La Iglesia en sus enseñanzas nos lo recuerda, no nos debemos contentar con responder a las necesidades de los hombres. Nuestro criterio no es la necesidad del hombre, sino nuestro amor, nuestra caridad que va más allá de un servicio, de una ayuda, de una respuesta a una necesidad. Seguros en estos principios, debemos aterrizar en lo concreto de un encuentro personalizado y personal con el preso que encontramos. Espero que estas jornadas de trabajo podrán ayudaros a encontrar pistas para una pastoral concreta en favor de nuestros hermanos detenidos, en vistas de una liberación lo más integral posible.

Os saludo a todos cordialmente y os deseo un buen trabajo.

P. Thierry Knecht, osst.
Presidente del Secretariado General para el Apostolado

3. Il Centro d’Ascolto della Comunità Trinitaria di San Crisogono

Il Centro d’Ascolto di San Crisogono è nato dentro del cammino della Famiglia trinitaria che vive in Roma, iniziato a fine ottobre 2002. Il Centro è nato l’anno seguente. La Famiglia Trinitaria ha voluto prestare ascolto, anche se in tono minore, alle grida dei poveri del luogo e dare delle risposte alle provocazioni lanciate dal Capitolo Generale Straordinario di Ariccia (agosto 1999), dall’Assemblea Intertrinitaria di Ariccia (agosto 1999), e dal Capitolo Generale Ordinario di Roma (2001).

Che cosa chiedevano alla Famiglia Trinitaria?

* La III Assemblea Intertrinitaria celebrata ad Ariccia dal 25 al 29 agosto del 1999, auspicava: “un possibile calendario annuale pastorale in cui prevedere o annunciare incontri che possono interessare tutta la Famiglia” (Doc. n.6, pag.9). Per raggiungere tale scopo era necessario, quindi: A livello locale: coordinarsi per programmare preghiera, formazione ed un’ opera caritativo - redentiva, in comune con tutta la Famiglia Trinitaria presente in Roma. Cosa che abbiamo realizzato con il supporto di tutti, a cominciare dall’allora P. José Hernádez, Ministro Generale.

* Un altro punto che ha illuminato il nostro cammino, dicevamo è stato il Capitolo Generale straordinario, che ci invitava: “in alcune circostanze, per esempio nei tempi liturgici forti, nelle feste della Famiglia ecc., i fratelli compartecipino la preghiera con altri membri della Famiglia a livello locale, aperta anche, per quanto è possibile, a schiavi e poveri” (Doc. pag.11)

* Avevamo appena finito di celebrare il Capitolo Generale del 2001 esso ci spronava profeticamente a lavorare in famiglia, affermando che la Collaborazione in Famiglia è segno dei tempi, appello dello Spirito. Da qui siamo partiti, “vivendo quel che siamo in comunione con tutti gli Istituti e il Laicato”.

Il Centro d’ascolto continua ancora, da nove anni, convogliando le comunità di religiosi/se e dei laici trinitari della città eterna. Vi aderiscono: San Carlino, San Crisogono, Santa Maria alle Fornaci, la Curia Generale dei trinitari, Religiose Trinitarie di Roma e di Madrid e le Oblate delle Santissima Trinità. Partecipano anche gli Studenti, i professi e i postulanti trinitari, e gente di buona volontà. Ogni sabato sono accolti e servite, una settantina di persone offrendo loro, le due mense: della Parola e del cibo materiale.

LA COMUNITÀ: El Monasterio Trinitario de Suesa (Cantabria – España)

Somos una comunidad de monjas trinitarias situada en el norte de España a orillas del mar cantábrico. Actualmente somos ocho hermanas con un amplio abanico de edades, lo cual hace que seamos un mosaico de la vida, jóvenes y no tan jóvenes, con diferentes riquezas que aportar. En los últimos años la comunidad se ha puesto en camino de renovación porque se ha sentido urgida por el Espíritu de Dios que nos invita a escuchar atentamente las necesidades de los hombres y mujeres de hoy, la nueva realidad que se perfila en esta cambio de milenio en la sociedad y con ello dar respuesta desde el carisma monástico trinitario.

Hemos realizado una profunda investigación histórica sobre nuestros orígenes en la edad media, junto a los primeros pasos de la Orden trinitaria. Esto nos ha ayudado a retomar y profundizar en el carisma trinitario, donde también hemos descubierto las raíces monásticas que están en la regla primitiva y en los primeros años de la orden.

El papa Benedicto XVI nos recuerda que “los monasterios son modelo de una sociedad que pone en el centro a Dios y la relación fraterna”. En Suesa se trabaja para acoger a quien siente la necesidad de tener un encuentro con Dios. Nuestra regla trinitaria, en su número diecisiete, nos invita a escuchar con atención a quienes se acercan a nuestras casas, y prestarles el consuelo de la caridad. Para esto está preparada nuestra hospedería que ha sido recientemente reformada.

Realizamos diversas actividades enfocadas preferentemente a los jóvenes, pues son quienes están construyendo su vida y quienes en estos tiempos de desconcierto están en peligro de abandonar e incluso perder su fe. Por ejemplo, celebramos la Pascua con gente joven que viene a nuestra hospedería a vivir estos días desde la profundidad y la interioridad del corazón. Por otro lado los campos de oración y trabajo son experiencias en las que invitamos a la gente joven a acercarse a la vida en un monasterio trinitario, perfilada por la oración en comunidad, por el trabajo consciente y por las relaciones comunitarias. En estos días se aprende a orar, se descubre la riqueza del silencio, se escucha el susurro de Dios y se disfruta de la grandeza de la creación.

En el mes de diciembre próximo celebraremos una semana, del 26 al 30, de experiencia al estilo monástico trinitario. Si estás interesado o interesada ponte en contacto con nosotras a través de nuestra página web, en ella también encontrarás más información.

EL PERSONAJE: P. Arsenio Llamazares, Ministro Provincial de España Norte

Nací el 13 de diciembre de 1959 en Boñar (León), un hermoso pueblo de montaña en el eje subcantábrico de los Picos de Europa. Hijo de una humilde familia compuesta por el matrimonio y cinco hijos, recibí la formación religiosa en el clima católico que todo lo envolvía en España en los años 60. Mi padre trabajaba en las minas de carbón de la Confederación Hullera del Oeste y más tarde como fontanero. Mi madre se afanaba para que las cosas de casa estuviesen siempre a punto, con la digna compostura de las gentes sencillas. Los hijos, como en todas las casas, yendo a la escuela, y luego, durante los breves meses de verano, “tirando piedras” hasta bien tarde, cuando los mayores nos invitaban a regresar a casa porque había que “hacer los deberes”. En el largo invierno (se dice que en Boñar hay solamente dos estaciones: el invierno... ¡y la del tren!) las frías tardes giraban en torno a la estufa, unas veces repasando lo aprendido en la escuela mientras mamá hacía la colada, planchaba, cosía, hacía “punto”, otras jugueteando o escuchando historias y comiendo castañas asadas, mientras esperábamos el regreso de papá del trabajo para luego, tras la cena, charlar y jugar todos juntos a la baraja, al parchís.... Afortunadamente, ¡todavía no teníamos televisión!

En nuestra sencilla casa, la Misa dominical no se saltaba; y nunca faltaba la oración al acostarse y al levantarse; y la presencia de Nuestra Señora era continua: ora un “¡Virgen del Camino querida!”, ora un “¡Ave María purísima!”... En este ambiente fue gestándose mi deseo de ser sacerdote.

Por la escuela del pueblo pasaban de vez en cuando frailes de una u otra orden queriendo “reclutar” alguno. Yo me apuntaba a todos, pero ninguno volvió a dar señales de vida. Hasta que un día mi padre, que venía de trabajar en un pueblo cercano en casa de los padres de un fraile trinitario (luego abandonaría la Orden y actualmente es sacerdote diocesano) llamado Leonardo Acevedo, comentó que iban a venir sus compañeros de éste. Cuando vinieron, subimos a hablar con ellos, me “apuntaron” para ir Salamanca a los cursillos de prueba, y resulté admitido. El 30 de septiembre de 1970 entré en el seminario. Y desde aquel día ¡hasta hoy! Éramos 99 seminaristas, de los que hoy quedamos dos. De Salamanca, con aproximadamente 15 años, pasé a Algorta, para hacer el “bachillerato superior”, tras lo cual comenzamos el noviciado en Salamanca el 30 de septiembre de 1976, profesando un año más tarde, el 1 de octubre de 1977. A los pocos días, en la Universidad Pontificia de Salamanca, comenzaba los estudios de teología. Mientras estudiaba la teología, colaboré con el Maestro del Seminario menor en su tarea formadora. El 1 de octubre de 1983 hice la profesión solemne y el 18 de diciembre del mismo año fui ordenado sacerdote por Mons. Juan Ángel Belda, entonces Obispo de León, en mi pueblo natal, en medio de una copiosa nevada. ¡Cuántas recuerdos!: mis padres y mis hermanos emocionados y felices porque un miembro de la familia se convertía en sacerdote; los religiosos venidos de varias comunidades afrontando las dificultades provocadas por la nieve, que hizo que un grupo de ellos hubiese de ser socorrido nada menos que por el señor Obispo, quien luego diría en la homilía que los había encontrado con el coche “panza arriba”; las buenas gentes de la tierra, con el párroco al frente, curiosas por ver por primera vez a un hijo del pueblo recibiendo la ordenación en su señorial iglesia, y haciéndose en cuatro para que todo saliese impecable.

Ese mismo año de 1983 fui enviado a Roma para hacer la licencia en espiritualidad, que obtuve en la Universidad Gregoriana, en la que más tarde, concretamente el 7 de diciembre de 1994, recibí el título de Doctor en teología con una tesis titulada: “San Juan Bautista de la Concepción, Algunas penas que afligen al justo en el camino de la perfección. Edición crítica y estudio introductorio: cruz y dirección espiritual en el camino de la perfección”. Nunca he podido hacer las correcciones que los censores pidieron ni publicarla. Mientras estudiaba en la Gregoriana fui nombrado miembro de la Comisión General de Espiritualidad, con el encargo de trabajar junto con el P. Juan Pujana para llevar a cabo la edición crítica de las obras de nuestro Reformador. Como todos saben, tales obras han sido publicadas por la prestigiosísima editorial BAC en cuatro volúmenes. Yo no pude trabajar en la preparación del último por no poder compaginar este trabajo con otro que me había encomendado la Orden. En efecto, en el Capítulo general de 1995 fui elegido como Secretario general de la Orden, servicio para el que fui reelegido en el Capítulo de 2001.

Terminado mi servicio como Secretario general, en el año 2007 fui enviado por el P. Provincial a nuestra casa de Madrid, trabajando ministerialmente como capellán de un hospital llamado Gregorio Marañón. Dos años después, en el Capítulo provincial celebrado en 2009 fui elegido Ministro provincial de la Provincia de la Inmaculada Concepción (España Norte). Y en este servicio estoy actualmente.

Al volver la vista atrás, solo tengo palabras de gratitud para cuantos me acompañaron y guiaron en este camino: mis amadísimos padres y hermanos, los formadores y profesores en el seminario... Dios sabrá pagarles a todos como merecen. Y, claro, doy gracias al Señor que, no obstante mi miseria, me quiso llamar... Y es que, por más vueltas que se le dé: “vosotros no me elegisteis a mí; más bien, yo os elegí a vosotros” (Jn 15,16). Pero al ver lo poco que he sabido responderle no puedo decir otra cosa que: Miserere mei, Deus, secundum misericordiam tuam (Ps 50, 3). Y no obstante, le digo con renovada ilusión al Señor: “Tú conoces todas las cosas. Tú sabes que te amo” (Jn 21,17). Y con María: “Aquí está tu esclavo. Hágase en mí según tu palabra” (Lc 1,38).

LA PAGINA DI MONS. DI DONNA
Con Don Carmine Catalano, Vicepostulatore della causa di Beatificazione

Da Andria a Miarinarivo. Sulle orme del Vescovo Missionario Trinitario

Nel 1940, anno dell’ingresso di Mons. Giuseppe Di Donna nella diocesi di Andria, avevo 3 anni. Tre giorni dopo la mia nascita venne a mancare mia mamma. Mia nonna, una donna di fede forte, ne prese il posto e mi affidò alle suore trinitarie; chi di loro potevano aiutarmi a crescere, coccolarmi e non far sentire la mancanza della mamma?

A 7 anni ricevetti dal Vescovo la Prima Communione e la Cresima presso la parrocchia “San Nicola”. Durante gli anni in cui frequentavo la scuola elementare, la superiora e un’altra suora andavano quasi tutti i giorni al palazzo vescovile e mi portavano sempre insieme. Loro sistemavano le stanze, io invece pulivo il riso. Tant’è che un giorno chiesi, meravigliata, se veramente tutti i giorni il Vescovo mangiasse sempre riso, la suora che preparava il pranzo mi rispose di sì. Ma vidi che molte volte lo stesso piatto di riso destinato al Vescovo, veniva dato a chi lo chiedeva.

Mentre svolgevano le faccende di casa, ho avuto la possibilità di notare che l’atrio del palazzo vescovile era sempre gremito di gente povera, che aspettava la carità del Vescovo Santo. Loro sapevano che il Venerabile non mandava indietro nessuno a mani vuote. Nel periodo della guerra e del dopoguerra, molta gente non aveva nulla da mangiare.

Un altro ricordo vivo nella mia mente e nel mio cuore erano le feste che si facevano alla scuola materna. In particolare quella di San Giuseppe (onomastico del Vescovo), era una grande festa. Il mio gruppo preparava delle piccole recite e canti. Fra Giuseppe era molto contento e ci abbracciava, ringraziava, benediceva e dava una caramella a ciascuno.

Nel 1955 presi i voti e diventai Suora Trinitaria. Fu una gioia immensa. Stetti alcuni anni ad Andria nella scuola materna. Nel 1961 fui scelta per andare nel Madagascar. Mi dispiaceva allontanarmi ancora di più dalla nonna, ma avevo promesso a Gesù nel giorno della mia professione (primi voti) di dire: sempre “Sì”.

Con altre suore fummo destinate nella diocesi di Ambatondrazaka. Appena arrivata, mi informai sui posti dove era stato il missionario Padre Di Donna. E mi recai a Miarinarivo. Visitai la chiesa che Lui aveva fatto costruire e tutti mi parlavano bene di Lui. Addirittura un signore testimoniò la guarigione del figlio che era quasi morto. Un vecchietto del posto mi prese per mano e mi portò a vedere il motorino (ormai abbandonato) e mi disse: “era mi padre Giuseppe. Lo usava lui per sportarsi da un posto all’altro soprattutto quando doveva amministrare i sacramenti agli ammalati.

Quando attraversava i laghetti o ruscelli cadeva con il motorino subito lo soccorrevano. Il missionario riprendeva la sua corsa con gli occhialoni per proteggere gli occhi dalla terra rossa”. Così è la terra di missione del Madagascar.

Suor Eulalia Di Palma, Suora Trinitaria

Oración para la beatificación de Mons. Di Donna

Oh Dios amor, te adoro y te agradezco por los abundantes dones concedidos a tu Siervo bueno y fiel, religioso y obispo, Giuseppe Di Donna. Enséñame, con su ejemplo y su intercesión, a vivir generosamente mi vocación cristiana con simplicidad y confianza de hijo, y con ardiente amor hacia Ti, Sumo Bien, y hacia el prójimo, hecho a tu imagen y semejanza. Dignate, si es tu voluntad, de manifestar con un signo extraordinario de tu bondad y misericordia, concediéndome la gracia que te pido (...), por cuanto Mons. Di Donna, Pastor de la Iglesia, que se hizo todo para todos, te sea agradable y pueda ser incluido en el número y en la corona de los beatos reconocidos por la Iglesia, en eternamente cantan su gloria. Amén.

Padrenuestro, Avemaría y Gloria

(Mons. R. Calabro, Vescovo di Andria)

Per approfondimenti, contattare:
Don Carmine Catalano,
sacerdote diocesano, presso Parrocchia “S. Francesco d’Assisi”
Via S. Francesco, 6
70031 Andria (Italia)
Tel. 329-4388999
e-mail: doncarminecatalano@tiscali.it

ESPIGANDO EN EL PATRIMONIO TRINITARIO.
Con el P. José Hernández

I Martiri spagnoli del Secolo XX.

Due Trinitari del convento di Villanueva del Arzobispo (Jaén)
1. Mariano di San Giuseppe (Santiago Altolaguirre Altolaguirre)

Nasce e riceve il battesimo a Yurre (Vizcaya) il 30 dicembre 1857. Da bambino è chierichetto nella parrocchia del suo paese natale e nel monastero delle Clarisse di Begoña. Per entrare nell'Ordine Trinitario, all’epoca non ancora reintrodotto in Spagna, si trasferisce a Roma all’età di quindici anni. Qui, nel convento di San Carlino alle Quattro Fontane veste l'abito religioso il 15 ottobre 1873, pronuncia i voti semplici il 31 ottobre 1874, emette la professione solenne il 31 ottobre 1877. Compie gli studi di filosofia e teologia nella Pontificia Università Gregoriana; a Roma, il 28 maggio 1880, riceve l’ordinazione sacerdotale. L’anno seguente è destinato al convento della Santissima Trinità di Alcázar de San Juan (Ciudad Real), distinguemdosi nell’ufficio di predicatore delle missioni nella regione della Mancia. Nel corso degli anni ricoprirà numerosi incarichi: è superiore della nuova fondazione trinitaria nel Santuario di Nuestra Señora de la Fuensanta di Villanueva del Arzobispo (1884-1885); professore di teologia morale nel seminario maggiore dell'Ordine nella stessa città (1885-1899); superiore del convento di Antequera (Malaga) (1889-1891); superiore del convento di Alcázar de San Juan (1900-1903); segretario provinciale (1903-1906); superiore di Villanueva del Arzobispo (1906-1907; 1916-1920); vicario dello stesso convento (1910-1913); consigliere provinciale (1907-1910; 1913-1916; 1920-1929).

P. Mariano viene arrestato insieme agli altri religiosi della comunità di Villanueva del Arzobispo il 22 luglio 1936. Il giorno seguente viene portato al Santuario e brutalmente picchiato in chiesa. Ricondotto in carcere, è costretto a percorrere tre chilometri a piedi circondato da una folla inferocita e urlante che lo spintona tirandolo per l'abito. Pochi giorni dopo, il 26 luglio 1936, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco nel carcere di Villanueva: aveva 78 anni.

2. Giuseppe di Gesù e Maria (José Vicente Ormaechea y Apoitia)

Nasce a Navárniz (Vizcaya) il 1° settembre 1880 e lo stesso giorno riceve il battesimo. Il 16 novembre 1896 intraprende il noviziato nel convento trinitario di Algorta (Vizcaya); il 20 novembre 1897 pronuncia i voti semplici. Studia filosofia a Villanueva del Arzobispo (1897-1899), dove il 24 settembre 1899 emette la sua professione solenne. Compiuti gli studi di teologia nella città di Alcázar de San Juan, riceve l'ordinazione sacerdotale a Madrid il 28 marzo 1903. Subito dopo entra a far parte della comunità trinitaria di Cárdenas (Cuba), lavorando nell’insegnamento (1903-1913). In seguito riveste l’incarico di segretario provinciale (1922-1926); vicario del convento di Belmonte (Cuenca) (1926-1929); superiore di La Rambla (Cordova) (1929-1933); superiore della comunità di Villanueva del Arzobispo, fino alla morte (1933-1936).

Proprio in quanto responsabile della comunità trinitaria villanovense, sul P. Giuseppe si concentrerà l’odio feroce dei suoi aguzzini: dal momento del suo arresto, avvenuto il 22 luglio 1936, sarà sottoposto a pestaggi e continue violenze fino al martirio. Il 23 luglio è ricoverato per una ferita d’arma da fuoco nell'ospedale di Villanueva diretto dalle Suore degli Anziani Abbandonati. Qui, viene ucciso, all’età di 56 anni, con una fucilata alla schiena nella notte del 4 settembre 1936.

Cumpleaños y efemérides.
10 – 16 Nov. 2011

10 de noviembre
P. Juan Antonio Pérez, USA, nacido en Ciudad de México en 1958.

P. Daniel Larrivée, Canadá, nacido en Cowansville en 1966.

11 de noviembre
P. Dairo Hernando Arboleda, Vicariato España Norte, nacido en Liborina (Antioquia – Colombia) en 1973

Fray Hermann Solofotahiana Fanantenana Ramaroson Ranjavatosoa, Madagascar, nacido en Imerintsiatosika en 1983

12 de noviembre
Fra. Maximilien Tsirahonandresy Daudet Maherisoa, Madagascar, nacido en Fahiza (Ambositra) en 1981

13 de noviembre
FIESTA DE TODOS LOS SANTOS DE LA ORDEN

P. Matteo Santamaría, Italia Norte, nacido en Monte Sant’Angelo (Foggia) en 1946

P. Gregorio Elizalde, Delegación de México, nacido en Mexticacán (Jalisco) en 1968

P. Félix Bohórquez, Vicariato España Sur, nacido en Lima (Perú) en 1959

P. René Randriamanampisoa, Madasgascar, nacido en Soanindrariny (Antsirabé) en 1973

14 de noviembre
CONMEMORACIÓN DE TODOS LOS DIFUNTOS DE LA ORDEN

P. Isidoro Murciego, España Sur, nacido en Laguna de Negrillos (León) en 1945

A todos y a cada uno en particular llegue la cordial felicitación de la Orden,
junto con la seguridad de un especial recuerdo ante el Altar del Señor