COMUNION N. 32: Extraordinario
 
 

INDEX:

1) DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL CONVEGNO 2012 dell’ORDINE SECOLARE TRINITARIO
2) PROVINCIAL CHAPTER IN USA
3) DECESSO DI FR. JULIO JUAN JUAN
4) Invito a San Tommaso in Formis per il Giubileo (Español, Italiano, Français)
5) Le persecuzioni anticristiane nel mondo d’oggi: situazioni e motivazioni.

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ASSOCIAZIONE SAN GIOVANNI DE MATHA dell’ORDINE SECOLARE TRINITARIO
DOCUMENTO CONCLUSIVO E PROGRAMMATICO DEL CONVEGNO 2012

I Laici Trinitari dell’Associazione “San Giovanni de Matha” dell’Ordine Secolare Trinitario, dell’Italia Centro-Settentrionale, riuniti in Convegno a Roma presso la “Casa per Esercizi Spirituali dei Passionisti”, dall’8 all’11 ottobre 2012, per investigare e approfondire sul piano teologico il tema: “Le persecuzioni anticristiane, la libertà religiosa e il compito dei laici trinitari”, dopo aver ascoltato attentamente le esposizioni dei relatori: Padre Thierry Knecht, Suor Valeria Marchi, Padre Javier Carnerero Peñalver, Padre Pedro Aliaga Asensio, Prof. Nicola Calbi, Padre Giovanni Martire Savina, mentre approvano e fanno propri i concetti esposti e dibattuti, ribadiscono la validità del Progetto di Vita del Laicato Trinitario, approvato dalla Santa Sede il 15 novembre 2000, in particolare sottolineano nel presente documento l’Identità del Laico Trinitario:
“I Laici Trinitari, incorporati a Cristo col battesimo, partecipano alla sua funzione sacerdotale, profetica e regale, e si consacrano in maniera particolare alla Santissima Trinità.

Guidati dalla Regola di San Giovanni de Matha, assunta nel Progetto di Vita del Laicato Trinitario, seguendo Cristo nelle vie del Vangelo secondo il dono ricevuto, tendono alla perfezione della carità, e manifestano nella Chiesa e nel mondo la dimensione secolare del carisma trinitario.
Secondo il proprio stato di vita, vivono la propria vocazione laicale in fraternità e in comunione con tutti i membri della Famiglia Trinitaria, procurano con tutte le loro forze la gloria della Trinità e la redenzione dei loro fratelli” (PVLT, p.28).
I Laici Trinitari propongono quali temi di riflessione e di programmazione:

1) Le libertà di coscienza e di religione sono i cardini dai quali non si può prescindere in una società civile, senza distinzione “di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (Art. 2 Dichiarazione Universale Diritti Umani, ONU 1948).
Tutti devono, quindi, essere liberi di professare il proprio credo, in privato e in pubblico, senza condizionamenti né imposizioni.

2) Le persecuzioni anticristiane nel mondo sono una diffusa realtà e rappresentano uno dei più gravi problemi a livello sociologico - politico. È urgente diffonderne la conoscenza per attirare l’attenzione delle istituzioni religiose e risvegliare la sensibilità delle autorità civili locali e della comunità internazionale, perché tutti gli Stati possano giungere all’osservanza reale del riconoscimento della libertà religiosa contemplata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani firmata nel 1948 dagli Stati costituenti le Nazioni Unite e in seguito dagli altri Stati al momento della loro indipendenza e ingresso nell’ONU.

3) Evidenziano la necessità che le Fraternità si impegnino a conoscere e a diffondere, con iniziative proporzionate al loro ambiente, l’approfondimento teologico-pastorale della libertà religiosa, secondo il documento conciliare Dignitatis Humanae e i successivi documenti del Magistero. In stretta collaborazione con i Parroci che li ospitano e con le altre associazioni ecclesiali organizzino incontri, conferenze e dialoghi sui concetti più importanti della Dottrina Sociale della Chiesa, per dare il loro originale contributo alla nuova evangelizzazione delle realtà temporali.

4) Nell’anno sociale del Laicato Trinitario 2012/2013 - proclamato “Anno della fede” - le Fraternità si impegnino a:
a) intensificare la preghiera per i perseguitati a causa della fede, per i persecutori e per una più efficace sensibilizzazione ecclesiastica e civile sul problema della persecuzione;
b) essere lievito di tolleranza rispettando la libertà di religione degli altri e facendo rispettare la nostra, con particolare attenzione all’educazione dei giovani sui valori di verità, libertà, giustizia e pace;
c) studiare, secondo le possibilità di ogni Fraternità, le relazioni del Convegno e i documenti del magistero della Chiesa sulla libertà religiosa;
d) collaborare con il S. I. T (Solidarietà Internazionale Trinitaria).

5) Nella vita secolare propria dei laici non devono mancare i segni della presenza dello Spirito Santo che sono: l’unità, la comunione, la comprensione, il dialogo e il perdono.

6) Unità e comunione sono un dono divino da far crescere (Benedetto XVI, 20 febbraio 2012). Lo Spirito Santo non agisce da solo, i suoi sette doni “sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio” devono essere accolti nel cuore e nella mente di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, perché lo Spirito, che è l’Unità e il Dono del Padre e del Figlio morto e risorto, guidi i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni.

7) La conoscenza della verità, rivelata da Dio nella Sua Parola e compresa storicamente e gradualmente dalla Chiesa, deve influenzare in modo determinante la vita di ogni cristiano: nelle sue motivazioni ideali ed escatologiche, nei suoi contenuti etici, nella sua speranza e visione del futuro. Una conoscenza che non influenzasse la vita non avrebbe senso (cfr 2P 1,1-2).

8) Ogni laico deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo. Tutti insieme, e ognuno per la sua parte, devono nutrire il mondo con i frutti spirituali (cfr Gal 5,22) e in esso diffondere lo spirito che anima i poveri, i miti e i pacifici, che il Signore nel Vangelo ha proclamato beati (cfr Mt 5,3-9).

Roma 11 ottobre 2012

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PROVINCIAL CHAPTER IN USA

October 12, 2012

Blessed be the Most Holy Trinity!

On Friday, October 12, 2012 the Very Reverend J. Edward Owens, O.SS.T. was duly elected Minister Provincial by the Provincial Chapter of the Immaculate Heart of Mary Province of the Order of the Most Holy Trinity and confirmed in that election by the Most Reverend Jose T. Narlaly, O.SS.T., Minister General.

On Friday, October 12, 2012, the following members of the Order were confirmed in their election by the Most Reverend Jose T. Narlaly, O.SS.T., Minister General of the Order, the results of the election were:

Very Rev. William J. Axe, O.SS.T. - First Councilor and Vicar Provincial
Very Rev. Alfonso Serna Ornelas, O.SS.T. - Second Councilor
Very Rev. Damian Anuszewski, O.SS.T. - Third Councilor
Very Rev. Kurt J. Klismet, O.SS.T. - Fourth Councilor and Provincial Treasurer
Rev. James R. Day, O.SS.T. - Secretary Provincial

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DECESSO DI FR. JULIO JUAN JUAN

Lo scorso 24 ottobre è tornato alla Casa del Padre, nostro fratello Julio Juan Juan della Provincia dell’Immacolata Concezione (Spagna Nord), dopo qualche settimana in coma.
Era nato a Matalobos del Páramo (León), il 26 gennaio 1940. Era entrato in noviziato ad Algorta il 12 settembre 1960, emettendo la prima professione ad Algorta il 28 settembre 1961 e la professione solenne a Salamanca l’8 ottobre 1965.
Vi preghiamo, cari fratelli, di pregare per lui e di soddisfare quanto prima ai dovuti suffragi prescritti dalla nostra legislazione.

Riposi in pace!

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Queridos hermanos y hermanas:

Ya próxima la apertura del Año Jubilar, que tendrá lugar el 17 de diciembre de 2012, como nuevo rector de la iglesia de Santo Tomás in Formis, tengo el gusto de invitaros a peregrinar al lugar donde expiró nuestro Santo Padre Fundador, Juan de Mata, hace ahora ocho siglos.

Espero que esta invitación se dirija a todos los miembros de las comunidades, fraternidades, grupos laicales de la Familia Trinitaria y otros, de tal modo que se difunda siempre más el culto y el amor hacia nuestro Fundador.

La Sagrada Penitenciaría Apostólica ha concedido a la iglesia de Santo Tomás la indulgencia plenaria para todos los fieles que vendrán durante el Año Jubilar (17 diciembre 2012 - 14 febrero 2014), con las condiciones de costumbre.

Próximamente se redactará y se enviará un programa del Año Jubilar y sería deseable conocer con antelación las fechas de las peregrinaciones a Roma que estáis preparando, en caso de que así sea.

Podéis encontrar informaciones en:
http://www.trinitari.org/Italiano/L'ordine/I%20Centenari.htlm
(clicando sobre la iglesia de Santo Tomás donde podréis encontrar también breves informaciones sobre su historia).

Espero poder contar con una participación numerosa de parte vuestra, y quedo a vuestra disposición para cualquier información que necesitéis para la organización de vuestra peregrinación.

In Trinitate,

Roma, 8 de octubre de 2012

Fr. Thierry KNECHT, O.SS.T.
Rector y Consejero General

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Carissimi fratelli e sorelle,

Nell’imminenza dell’apertura dell’Anno Giubilare che avverrà il 17 dicembre 2012, in qualità di rettore di San Tommaso in Formis, ho il piacere di invitarvi a compiere un pellegrinaggio presso il luogo dove spirò il nostro Santo Padre Fondatore Giovanni de Matha otto secoli fa.
Mi auguro che questo invito sia rivolto a tutti i membri delle comunità, fraternità, gruppi laicali della Famiglia Trinitaria e non, in modo da diffondere sempre più il culto e l’amore verso il nostro Fondatore.

La sacra Penitenzieria Apostolica ha concesso alla chiesa di San Tommaso l’indulgenza plenaria per tutti i fedeli che verranno durante l’Anno Giubilare (17 dicembre 2012 – 14 febbraio 2014), alle condizioni abituali.
Prossimamente sarà redatto e inviato un programma per l’evento e, a tal fine, sarebbe auspicabile conoscere prima le eventuali date in cui siete più disponibili per detto pellegrinaggio.
Potrete trovare le informazioni anche sul sito:
http://www.trinitari.org/Italiano/L'ordine/I%20Centenari.html (cliccando sulla chiesa di San Tommaso dove potete trovare anche delle brevi notizie storiche).

Spero di poter contare su una numerosa vostra partecipazione e resto a vostra disposizione per qualunque informazione per l’organizzazione del vostro pellegrinaggio.

In Trinitate,

Roma, 8 ottobre 2012

Fr. Thierry Knecht, O.SS.T.
Rettore e Consigliere Generale

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Chers frères et sœurs,

A l’approche de l’entrée dans l’Année jubilaire qui aura lieu le 17 décembre 2012, en qualité de recteur de Saint Thomas in Formis, j’ai le plaisir de vous inviter à accomplir un pèlerinage au lieu où Notre Père saint Jean de Matha a rendu son âme au Seigneur, il y a maintenant 800 ans.
Je souhaite que cette invitation parvienne à tous les membres des communautés, des fraternités, des groupes de laïcs de la Famille trinitaire et à tous les fidèles de manière à diffuser toujours plus le culte et l’amour envers notre Fondateur.
La Pénitencerie Apostolique a concédé l’indulgence plénière à tous les fidèles qui viendront visiter l’église Saint Thomas in Formis (Rome) durant l’Année jubilaire (17 décembre 2012 – 14 février 2014), aux conditions habituelles.
Nous vous enverrons prochainement un programme de l’année, il serait bon que vous puissiez nous indiquer votre éventuelle participation et les dates de votre pèlerinage.
Vous pourrez trouver des informations sur le site:
http://www.trinitari.org/Francese/L'ordine/I%20Centenari.html (en cliquant sur l’église de Saint Thomas, vous trouverez une brève notice historique).

 

Comptant sur votre participation, je reste à votre disposition pour toute information en vue de l’organisation de votre pèlerinage.

In Trinitate,

Rome, 8 octobre 2012

Fr. Thierry Knecht, O.SS.T.
Recteur et Conseiller général

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Le persecuzioni anticristiane nel mondo d’oggi: situazioni e motivazioni.
La libertà religiosa è il rimedio valido?

Intervento di P. Thierry Knecht o.ss.t.
Consigliere generale e Presidente internazionale del SIT
Roma, il 9 ottobre 2012

All’inizio del terzo millennio si scriveva che il Novecento è stato il secolo nel quale i martiri cristiani sono stati i più numerosi. E si poteva prevedere che il nostro secolo, con l’affermarsi della democrazia e dei diritti del’uomo, avrebbe portato ad un miglioramento della libertà religiosa. Dopo dieci anni, dobbiamo dire che queste previsioni e speranze erano illusorie.

Infatti, all’inizio del 2011, giornali e telegiornali per diversi giorni hanno dedicato le prime pagine e ampio spazio ai massacri dei cristiani in Egitto, in Iraq, in Nigeria, in Cina, in Pakistan, nelle Filippine. Nel 2012, stessa situazione anche in Nigeria. E’ la prima volta, che stampa e televisione danno questo enorme risalto alla persecuzione anti-cristiana. Diversi governi e il parlamento europeo hanno espresso condanna e sdegno, promettendo di adottare misure concrete per proteggere i cristiani ingiustamente perseguitati. In Occidente si incomincia a capire che l’odio e le violenze contro i cristiani egiziani, nigeriani, indiani, cinesi, pakistani e di numerosi altri paesi non sono rivolti solo contro i fedeli che vivono e praticano il vangelo ma contro la religione di Cristo, che difende l’uomo e i diritti dell’uomo perché questo dà fastidio.

Ciò premesso, cercherò di sviluppare il mio intervento in tre parti:
1) Una panoramica sulle persecuzioni anti-cristiane oggi nel mondo.
2) Le motivazioni per cui i cristiani sono perseguitati più dei fedeli di altre religioni
3) La libertà religiosa: una soluzione ? I martiri segno di speranza ?

Parte I – In quali paesi i cristiani sono perseguitati?

La persecuzione è sempre più un fatto quotidiano nella vita della Chiesa. Oggi in Europa viviamo in pace e siamo liberi di praticare la fede, senza dimenticare che fino alla caduta del Muro di Berlino (solo vent’anni fa 1989) in metà Europa i cristiani erano perseguitati. Ma se allarghiamo lo sguardo ad Asia e Africa, vediamo che i cristiani subiscono discriminazioni gravi o anche persecuzione in quasi tutti i paesi islamici (una trentina) e in tutti i paesi comunisti (solo in Asia sono cinque: Corea del Nord, Vietnam, Cina, Laos e Birmania). Con due eccezioni, Libano e Bangladesh, paesi a maggioranza islamica più tolleranti.

La persecuzione anti-cristiana si verifica anche in altri paesi, sia pure in modo saltuario come India, Nepal, Sri Lanka, paesi dell’Asia russa, persino nelle regioni meridionali delle Filippine (paese a maggioranza cristiana), si attaccano i villaggi, le chiese e le istituzioni cristiane. Siamo informati sulla persecuzione in Cina, in alcuni stati dell’India e paesi islamici, ma altre situazioni non le conosciamo nemmeno.

Nell’Africa i cristiani sono perseguitati in Nigeria, Zimbabwe, Eritrea e per conflitti inter-tribali i credenti in Cristo sono perseguitati perché si impegnano a cercare la pace e pertanto sono visti come nemici. Ho in mente una situazione precisa. Nel 1995 in Ruanda e Burundi sono stati uccisi quattro vescovi su nove, 112 sacerdoti su poco più di 200, 92 suore. In Ruanda e Burundi il 60-70% della popolazione sono cattolici battezzati e hanno una fede giovane ed entusiasta. “Ma quando scoppiano queste faide inter-tribali, diceva un missionario, non si ragiona più. Solo lo Spirito Santo può ispirare i nostri cristiani a rischiare la vita per un gesto di autentico eroismo evangelico, cioè ospitare e nascondere un membro dell’altra tribù, gesto che rischiano di pagare con la vita. Come più volte è successo”. Era l’anno in cui gli hutu avevano organizzato il genocidio dei tutsi e i vescovi condannavano questa criminale operazione. Un missionario saveriano in Burundi diceva: “Non immaginate quanti martiri della carità abbiamo nelle nostre comunità. Persone che, pur sapendo di rischiare la vita, hanno ospitato membri dell’altra tribù, e per questo sono stati puniti con la morte”.

Il nostro padre Armand Gagné, primo direttore del SIT, che ha lavorato durante tutta la sua vita per i cristiani perseguitati, mi ha raccontato un fatto: aveva incontrato alcuni preti vietnamiti, e uno di loro diceva che fra i “montagnards” del Vietnam, i martiri della fede si contano a centinaia durante la campagna lanciata dal governo per “convertire” questi “orgogliosi tribali cristiani” all’ideologia del partito comunista, rinunziando alla propria fede religiosa. E raccontava di sacerdoti e catechisti arrestati e mandati in “campi di rieducazione”, di chiese chiuse o trasformate in sale di riunione del partito, di insegnamento dell’ateismo nelle scuole pubbliche in cui la Chiesa cattolica veniva sempre presentata come serva dell’imperialismo e del colonialismo e quindi come un nemico da combattere.

Le radici delle persecuzioni: comunismo, islam e fondamentalismo induista e buddista

Storicamente, dal 1946, dopo la seconda guerra mondiale, fino al 1989, la radice principale della persecuzione anti-cristiana è stata l’ideologia marxista-leninista-maoista. In tutti i paesi ove il partito si era impadronito delle istituzioni e persino in quelli con forte tradizione cattolica come la Polonia, la Lettonia, Cuba e alcune province dell’ex-Jugoslavia, non era riconosciuta la piena libertà religiosa.

Nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino, l’ideologia e i regimi comunisti si sono afflosciati e sono crollati senza nessuna guerra dall’esterno, ma per debolezza e inconsistenza ideale propria. Oggi non si è ancora estinta l’eredità di quella nefasta ideologia e dopo il 1990, a causa della prima “Guerra del Golfo” nel 1991, i protagonisti delle persecuzioni sono diventati i paesi a maggioranza islamica; e tale situazione è ancora peggiorata dopo il 2002 con l’inizio della seconda “Guerra del Golfo” che ha spodestato Saddam Hussein in Iraq e il regime dei “talebani” in Afghanistan.

Possiamo dire che nei circa trenta paesi a maggioranza islamica in Asia e Africa i cristiani soffrono quasi ovunque di pesanti discriminazioni e di pressioni per convertirsi all’islam con metodi coercitivi e persecutori. Persino i governi che si dichiarano democratici e filo-occidentali, come Turchia, Malesia, Tunisia, Indonesia, non riescono infatti a far rispettare la libertà religiosa delle minoranze.

Ad esempio, la Malesia è un paese più esteso dell’Italia e con soli 28 milioni di abitanti, molto ricco grazie al petrolio e alle altre ricchezze naturali, ove i musulmani sono solo il 65% della popolazione, ma discriminano gli appartenenti ad altre religioni, costringendoli a fuggire all’estero o a sopportare vere e proprie angherie che rendono la vita quasi impossibile in loco. Per dare un’idea eccone alcune:

1) un cattolico per sposare una musulmana, deve prima convertirsi all’islam.
2) i cristiani non possono pronunziare o scrivere il nome di Allah.
3) scuole e università, esercito e burocrazia statale, discriminano i cristiani, considerati cittadini di seconda categoria, non possono fare carriera né occupare posti di rilievo o di responsabilità.
4) il governo favorisce in ogni modo i villaggi islamici e penalizza gli altri.
5) a Kuala Lumpur è quasi impossibile costruire chiese e anche se i cristiani aumentano di numero le chiese restano sempre le stesse.
6) le librerie cattoliche non possono esporre in vetrina i libri cristiani, hanno una saletta all’interno e espongono questi libri, dove pero è proibita l’entrata ai musulmani. E’ anche proibito esporre all’esterno statue, immagini di santi, della Madonna o altre effigie religiose.

In Iraq la fuga continua dei cristiani rischia di sancire la scomparsa definitiva dei cristiani che vent’anni fa erano un milione. Tanto che i politici iracheni e i diplomatici arrivano a concepire un piano per creare una sorta di “riserva indiana” nel Nord dell’Iraq, dove raccogliere i cristiani in pericolo di vita, pure di impedirne la estinzione.

Anche in Tunisia, paese che si proclama democratico e liberale (fino a quando ?), la libertà religiosa non è rispettata. In Arabia Saudita poi opera una polizia religiosa, la Muttawa, che vigila sul comportamento islamicamente corretto della popolazione, compiendo raid nelle case degli immigrati filippini e indiani che si riuniscono per recitare il rosario o leggere la Bibbia, reati questi considerati gravissimi nel territorio “santo” dell’islam e per i quali sono previsti il carcere, il sequestro di ogni bene e il rimpatrio immediato.

Altrove, la pressione fisica, politica e psicologica si esercita in modo diverso, impedendo per legge la conversione ad altre religioni e limitando amministrativamente la diffusione pubblica e privata del messaggio evangelico. Se si abbandona l’islam si può essere messi a morte in Iran, in Sudan, in Mauritania, mentre in Pakistan si perde la tutela dei propri figli e il diritto di ereditare patrimoni dai propri parenti musulmani.

Bisogna dire che la grande maggioranza della popolazione di questi paesi non è affatto fondamentalista, anzi, a sentire le suore e i sacerdoti cristiani che vivono in questi paesi dicono di sentirsi amati e anche protetti dalla gente comune. Questo in Libia, in Marocco, in Algeria, ecc. Eppure l'intolleranza violenta per chi non crede nel Corano è in crescita ovunque. Questo è dovuto ad una strumentalizzazione della religione islamica, da parte dei partiti politici e delle autorità religiose. La profonda religiosità del popolo viene sfruttata dalle caste politiche e religiose per l’affermazione del proprio potere.

Quanto ho detto dei cristiani perseguitati e discriminati nei paesi dell’islam, in parte si verifica anche in India, dove a livello popolare si manifesta sempre più violento l’estremismo indù con assalti a villaggi cristiani, con uccisioni di sacerdoti e di fedeli, incendi di chiese e distruzione di istituzioni cristiane; e ancora la minaccia giuridica delle leggi anti-conversione, adottate da dieci dei 28 stati dell’Unione Indiana. Anche nello Sri Lanka e in Birmania, il nazionalismo politico strumentalizza la religione di maggioranza, cioè il buddhismo, per promuovere azioni e discriminazioni contro le minoranze cristiane.

II parte - Perché i cristiani sono perseguitati?

In questa seconda parte ci chiediamo: perché i cristiani sono stati in passato e anche oggi i credenti più perseguitati? La risposta l’ha data Gesù stesso quando ha detto ai suoi Apostoli: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Giov. 15, 20). Profezia fortissima, che si è sempre realizzata in duemila anni di storia della Chiesa. Tradotta in termini attuali si può dire che Gesù è stato perseguitato e ucciso perché andava contro al potere di quel tempo, alla mentalità comune, cioè alla cultura dominante in quella società in cui è vissuto. Anche chi vive il cristianesimo, senza fare nulla di straordinario, senza provocare e senza offendere, diventa un elemento di disturbo. Chi vive praticamente anche senza clamore gli insegnamenti del Cristo attira su di se l’ira, invidia e il disprezzo di chi non crede.

Ricordiamo che Gesù è stato l’unico fondatore di una grande religione ucciso a causa della verità che la sua persona rappresentava (il Figlio di Dio fatto uomo) e di quello che insegnava a chi lo seguiva. I fondatori delle altre grandi religioni dell’umanità, Buddha e Maometto, non sono stati né perseguitati, né tanto meno processati e uccisi. Anzi, Maometto addirittura era il capo carismatico e fondatore dell’islam, ma anche il capo politico e condottiero militare che ha iniziato la conquista militare arabo-islamica del Medio Oriente e del nord Africa, condotta poi dai califfi suoi successori.

a. Il Vangelo, unica vera rivoluzione

I cristiani e la Chiesa, che continuano la missione di Cristo, danno fastidio perché il Figlio di Dio ha portato nel mondo l’unica vera rivoluzione che ha cambiato radicalmente il corso della storia, la rivoluzione dell’amore: il punto di riferimento della storia umana è Gesù Cristo, i secoli e i millenni si calcolano in questa prospettiva: prima e dopo Cristo, proprio perché l’insegnamento di Gesù, con la parola (il Vangelo) e la sua vita va contro corrente rispetto alle credenze e ai modi di agire comuni prima di Cristo. Ricordo brevemente i principali valori del Vangelo sui quali è fondata la rivoluzione di Cristo, che non si trovano in altre fedi religiose:

- Dio uno e trino, la Trinità che mostra la natura di Dio, l’amore. Il comandamento dell’amore, di diretta derivazione divina, è la novità più rivoluzionaria che Cristo ha portato alla storia dell’uomo.
- Dio è Creatore del cosmo e di tutti gli uomini, creati “a sua immagine e somiglianza”. Quindi la dignità assoluta di ogni uomo e la fraternità universale fra i popoli, senza alcuna diversità o preferenza o razzismo o schiavismo.
- Il dominio dell’uomo sulla natura, creata per servire l’uomo (nelle religioni orientali l’uomo è un elemento della natura).
- Il valore del lavoro per l’uomo: Gesù è l’unico fondatore di religione che ha lavorato manualmente fino ai trent’anni. In molte culture, comprese quelle greco-romane, il lavoro manuale e faticoso era fatto dagli schiavi, dai prigionieri di guerra. Il ”civis” romano faceva lavori nobili, non coltivava la terra. Nelle civiltà orientali e in quella islamica, tradizionalmente (oggi nel mondo moderno tutto cambia) era fortunato l’uomo che poteva vivere senza lavorare (S. Paolo scrive: “Chi non vuol lavorare, neppure mangi” (2Ts., 3, 10).
- La pari dignità e complementarietà fra uomo e donna e il matrimonio monogamico: Il filosofo giapponese Tatsuo Okakura scrive, “Il più grande principio che l’Occidente ci ha portato è la parità fra uomo e donna. Nella tradizione religiosa e culturale giapponese non c’è nulla che possa farci pensare a questo”).
- La fede religiosa è una libera scelta dell’uomo, non va mai imposta o mantenuta con la violenza; quindi la libertà di coscienza dei singoli, che poi solo Dio potrà giudicare (a capire e codificare a questo principio noi cattolici siamo arrivati solo con il Concilio Vaticano II).
- La legge dell’amore: Tutto il prossimo, anche il più povero e ributtante deve essere oggetto di interesse, di cura, di attenzione: nel 1960 in un paese non cristiano come l’India, più dell’80% dei lebbrosari erano fondati e gestiti solo dalle missioni cristiane.
- Il perdono delle offese. Mentre in altre culture la vendetta è un principio sacro, Gesù dice di perdonare “Perdonatevi non sette volte, ma settanta volte sette” (Mt, 18, 22) (per i giapponesi, dicono i missionari, il perdono delle offese è il maggior ostacolo all’accettazione del cristianesimo).
- La distinzione tra fede e politica: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Lc. 20, 24-25), fondata sulla laicità delle autorità civili e la libertà di coscienza dell’uomo (principio che non c’è nell’islam).
Gesù ha fondato la Chiesa per tramandare nei secoli e millenni la sua Parola e la sua dottrina, assicurando al Papa, suo vicario in terra, la protezione dello Spirito Santo. Quindi c’è un’autorità che, in comunione con il popolo di Dio, prende le decisioni necessarie nei vari tempi (esempio i vari Concili Ecumenici). Nell’islam (e nelle altre religioni) non esiste nulla di simile, per cui l’islam rimane bloccato rispetto ai tempi che cambiano.

Forse pochi sanno che la Carta dei diritti dell'uomo e della donna, varata dall'Onu nel 1948, è fondata su principi biblico-evangelici che non si trovano in altre culture e religioni ed è maturata nei paesi occidentali cristianizzati da lunghi secoli. Il segretario generale dell’Onu, il fedele buddhista birmano U Thant (1960-1972), aveva costituito comitati di studiosi islamici, indù e buddhisti, per stilare diversi modelli di Carta dei diritti dell’uomo, partendo dai principi e valori di queste grandi religioni, ma non si è giunti a nessuna proposta accettabile.

Dopo questo rapido e sommario elenco delle novità rivoluzionarie portate da Cristo, la domanda: “Perché i cristiani sono perseguitati più di altri credenti?” ha già trovato risposta. Le piccole comunità cristiane in paesi non cristiani danno fastidio perché diffondono il Vangelo e cercando di viverlo rappresentano un modo di comportarsi che provoca e condanna l’ambiente circostante.

La persecuzione dei cristiani in India è dovuta essenzialmente a questo motivo sociale. Le missioni hanno lavorato tra i paria, i fuori casta, da sempre servi della gleba dei proprietari terrieri. Hanno portato loro il senso della dignità dell’uomo e dell’uguaglianza di tutti gli uomini, per cui, nell’India democratica, i paria chiedono il rispetto dei loro diritti, si organizzano in associazioni, sindacati, partiti e qualcosa ottengono. Il Vangelo sta rivoluzionando la società rurale dell’India.

In Pakistan nella pianura del Punjab c’è un villaggio cristiano chiamato Kushpur (che in lingua punjabi significa “villaggio della felicità”) con 8.000 abitanti. I missionari cappuccini belgi all’inizio del Novecento avevano comprato grandi terreni per fondare Kushpur, nel quale andavano a vivere i neo-convertiti. Il parroco locale diceva: “Vengono gruppi di uomini anche da lontano per vedere come vive questo villaggio. La presenza delle donne in pubblico, come le bambine e le ragazze che vanno a scuola li scandalizza; agli uomini che lavorano i campi dicono: “Ma voi siete così stupidi che fate queste fatiche quando avete le vostre mogli e i vostri figli che possono lavorare per voi?”. Nel villaggio c’era la cooperativa delle donne che dirigeva alcuni servizi sociali (l’acqua corrente nelle case, la farmacia e il dispensario). Il parroco diceva: “Kushpur dà veramente un annunzio di Cristo attraverso la vita, che molti ammirano, ma alcuni condannano. Oggi viviamo in pace, ma se domani scattasse la scintilla dell’odio e della violenza, pagheremmo il nostro modo di vivere”.

b. In Occidente ?

Il 28 giugno 2010, imponendo il pallio a 38 metropoliti, Benedetto XVI ha detto: “Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto”…

Nel quadro delle persecuzioni anti-cristiane, queste del Papa sono parole molto forti: il vero pericolo mortale per la Chiesa non sono le persecuzioni che vengono dall’esterno, ma quelle che vengono dall’interno, che indeboliscono la fede dei suoi membri e la testimonianza di Cristo e del suo Vangelo. In questo quadro siamo tutti chiamati in causa.

Nel mondo occidentale in cui viviamo, le leggi danno piena libertà di religione, ma la persecuzione viene dalla cultura dominante che ritiene il fatto religioso irrilevante nel cammino della società. Il nostro mondo secolarizzato tende a ridurre la religione ad un fatto privato, che non interessa la politica, la scuola, la famiglia, l’economia, i dibattiti culturali. Ecco la mancanza di libertà: un credente non è più libero di praticare la sua fede, se è considerato un “alieno” negli ambienti di lavoro, specialmente in giornali e televisioni, scuola e università. Conosco giornalisti cattolici che hanno dovuto uscire dalla redazione di importanti giornali nazionali, altri si sono camuffati per poter restare. Un amico Paul Emmanuel Leconte, ex consigliere del CILT, che ha lavorato in importanti giornali e settimanali nazionali, mi dice: ”Thierry, ricordati, che nei giornali il cattolico non passa, non fa mai carriera”.

III parte – Libertà religiosa, una soluzione ? I martiri sono segno di speranza ?

Come sapete, uno dei compiti che il nostro mondo si è prefissato dopo la seconda guerra mondiale, è stato quello di elaborare, adottare e promulgare una Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948). Sullo sfondo delle ideologie totalitarie, d’ingiustizie, di orrori della guerra, la Dichiarazione Universale rappresenta la grande carta per la tolleranza, il rispetto reciproco, la giustizia, la pace, il bene comune dell’umanità: l’articolo 18 della Dichiarazione definisce la libertà religiosa come: “libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, un diritto che include “la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”.

La Dichiarazione Universale ha permesso alle differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali, di convergere intorno ad un nucleo fondamentale di valori e quindi di diritti, ma costatiamo sempre più, l’aumento dei casi di negazione dell’universalità di questi diritti in nome delle differenti visioni culturali, politiche, sociali e anche religiose.

Perché i martiri sono segno di speranza?

Quando le cronache del mondo lontano portano sulle prime pagine dei giornali la notizia di nuovi "martiri", dico la verità, provo dolore per quelle vite spezzate, ma mi consolo al pensiero che per la Chiesa e per gli uomini la loro morte possa essere un segno vivo e reale di speranza. Lo Spirito Santo, attraverso il martirio segnala la sua costante presenza in mezzo ai credenti e nella Chiesa locale e universale.

Perché i martiri sono “buona notizia”? Anzitutto perché dimostrano che la Chiesa è ancora quella di Gesù, non ha perso la sua identità, non ha deviato dalla via che Cristo le ha indicato. Se per anni e anni la Chiesa non avesse più persecuzioni e martiri, sarebbe motivo di seria preoccupazioni!

C’è un altro motivo molto profondo. La fede e la vita cristiana sono una rottura rispetto alle vie del mondo. La novità del messaggio evangelico è talmente contraria alle “vie del mondo”, che inevitabilmente viene rifiutata, combattuta anche con la violenza. Naturalmente c’è qualcos’altro che spiega il valore redentivo del martirio: Gesù è morto in Croce per ottenere il perdono di tutte le offese fatte a Dio con il peccato, pertanto i martiri cristiani, versando il loro sangue, dimostrano che anche gli uomini partecipano alla Passione e Morte del Redentore donando la loro vita.

Se tutto questo è vero, ne viene una conseguenza molto pratica anche per me, semplice fedele di Cristo e religioso e sacerdote della Chiesa: quello che conta nella mia vita è dare testimonianza a Cristo: Non conta il successo personale né l’applauso degli uomini e nemmeno i buoni risultati delle mie azioni pastorali e di evangelizzazione. Conta la sincerità e la trasparenza della testimonianza di fede che sono chiamato a dare con la mia vita. Quando questa testimonianza è davvero autentica, diventa un martirio quotidiano anche senza effusione del sangue. Perché andare contro corrente rispetto alle mode del mondo è una scelta difficile che si può fare solo con l’aiuto di Dio, perché costa molte rinunzie e sofferenze.

La Chiesa diventa testimone di speranza, se forma dei cristiani pronti a dare la vita per la fede e l’amore a Dio e all'uomo. Che senso ha il martirio oggi ? Il martire è, come Gesù, un segno di contraddizione. Richiama il dovere di andare contro-corrente rispetto alla cultura e alla vita mondana.

Conclusione

Il martirio è la purificazione radicale di una vita, come il Battesimo. Più ancora, è la purificazione radicale di una Chiesa e "seme di nuovi cristiani", come dice Tertulliano. Nel 1993 è venuta in Europa Wang Xiaoling e suo marito, due cattolici di Shangai che hanno trascorso 20 e 19 anni nelle carceri cinesi. Il libro che hanno presentato in vari incontri, "L'allodola e il drago - Sopravvissuta nei gulag cinesi" è una toccante testimonianza di come la fede vissuta contro-corrente rispetto alla cultura dominante, porta alla persecuzione, ma evangelizza. Nella prefazione, la giornalista Renata Pisu, esperta della Cina e in passato entusiasta del maoismo, afferma che nel 1989, visitando Pechino dopo la repressione di Piazza Tienanmen, si rese conto del crollo di tutti i suoi ideali e continua: "Sono andata in chiesa. Quei fedeli cinesi che cantavano inni sacri in latino erano gli unici esseri umani che, in quella città devastata dalla violenza, riuscivano ad esprimere una speranza".