COMUNION N. 18: 31 Maggio - 6 Giugno
 
 

LIT. CIR. 19/2012
Messaggio alla Famiglia Trinitaria in occasione della Solennità della Santissima Trinità,
3 giugno 2012

Benedicta sit Sancta Trinitas

Cari Fratelli e Sorelle,

All’avvicinarsi della Solennità della Santissima Trinità, quest’anno mi rivolgo a voi con tanto affetto e pieno di ringraziamento per il nostro Dio che ha avuto una speciale predilezione per noi chiamandoci “vasi eletti per portare il nome della Santissima Trinità per il mondo” (cfr. San Giovanni Battista della Concezione). Che dono immenso del Signore, come direbbe il nostro Santo Riformatore, chiamandoci ad una vocazione speciale per una missione singolare e per una consacrazione-dedizione peculiare alla Santissima Trinità! Sottolineo la singolarità della nostra vocazione in vista della celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Felice de Valois, nostro cofondatore, che coincide con la vigilia dell’anno giubilare dell’ottavo centenario della morte di San Giovanni de Matha, nostro Fondatore e patriarca, e del quarto centenario della morte di San Giovanni Battista della Concezione, nostro Riformatore. Nel 2012, ricorre anche il 150º anniversario della canonizzazione di San Michele dei Santi, e celebriamo il 60º anniversario della morte del Venerabile Mons. Giuseppe Di Donna. La coincidenza di tutti questi avvenimenti speciali degli annali trinitari, è un’occasione unica per rendere grata memoria del passato, per esaminare umilmente la nostra vita e rendere testimonianza attuale, e per lanciare un progetto audace e stimolante per la nostra Famiglia per il futuro.
Per essere coerenti col nostro nome, missione e consacrazione, non c’è miglior modo e forza che tornare irrevocabilmente e continuamente alla fonte della nostra esistenza e vocazione, perché “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At. 17, 28). “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5). In accordo con la nostra tradizione, la figura contemplativa di San Felice, è vissuta per la maggior parte della vita, come eremita, in silenzio e solitudine, in atteggiamento di profonda preghiera e in unione con Dio. In questo modo, è diventato un collaboratore efficace di San Giovanni de Matha che, a sua volta, ha cominciato il suo itinerario con lo sguardo contemplativo al Signore nell’Eucaristia, fino a diventare il Fondatore del nostro Ordine. Insieme a San Felice de Valois e altri compagni, ha dedicato alcuni anni alla preghiera e al discernimento nel bosco di Cerfroid, prima di creare il progetto dell’Ordine della Santissima Trinità per il riscatto degli schiavi cristiani. I nostri Santi Fondatori e patriarchi erano, indubbiamente, uomini di preghiera e di profonda vita interiore; sono stati forti e perseveranti grazie al contatto costante con Dio. Credo che questa sia una delle ragioni più convincenti per spiegare la nostra esistenza lungo in corso di otto secoli. Alcuni uomini e donne della nostra famiglia sono stati dichiarati “santi” e “beati”, altri sono in corso di essere riconosciuti come tali, grazie alla loro intima unione con Dio. La Famiglia Trinitaria è stata capace di redimenre migliaia di poveri e schiavi solo perché sono stati sostenuti dal potere invisibile della grazia che veniva dall’alto.
Il giovane mistico trinitario, San Michele dei Santi, è un esempio eccellente che ha raggiunto un livello altissimo di santità perché è rimasto in continuo contatto con la fonte di vita e di santità. “San Michele dei Santi, come Santa Teresa di Lisieux e altri santi simili, si è consacrato al Signore sin dalla tenera età. La straordinaria pietà, l’ardente desiderio di imitare Gesù Cristo, le costanti mortificazioni, il grande anelito di verginità, l’urgente e quasi incontenibile desiderio di diventare religioso, rinunciando ad ogni comodità del mondo, sono state le sue caratteristiche fin dall’infanzia”. Non sono state poche le difficoltà e le sfide alle quali ha dovuto far fronte per poter abbracciare la vita religiosa, ma la sua determinazione per riuscire ad essere un santo religioso, lo ha aiutato a superare gli ostacoli apparentemente insuperabili. Non è strano vedere i religiosi e le religiose che si scoraggiano facilmente davanti alcune difficoltà e, perciò, pensano di abbandonare la grazia della loro preziosa vocazione. Magari l’esempio di nostro fratello Michele dei Santi ci aiuterà a perseverare nelle delusioni e frustrazioni. Il suo infiammarsi dell’amore di Dio e l’ardente carità per i suoi fratelli, i poveri e gli schiavi, lo hanno aiutato a scalare i livelli di santità velocemente. Il suo immenso amore per l’Eucaristia, lo incitava a mantenere un’unione ininterrotta e intima con Cristo.
Tutto questo lo ha aiutato a conservare intatto il carattere sacro della sua consacrazione speciale alla Trinità. È vissuto in Cristo e Cristo è vissuto in lui, in un modo tanto intimo che ha ricevuto la grazia mistica del cambio del suo cuore con quello del Sacro Cuore di Gesù. La santa ed eccezionale vita di San Michele dei Santi, ci dimostra molto chiaramente che, se viviamo intimamente uniti a Cristo e se Cristo vive in noi, le nostre vite saranno feconde. Quanta profondità nel messaggio del nostro Santo, quando sperimentiamo la sterilità e il non senso che inondano la nostra vita!
Il nostro fratello, il Venerabile Mons. Giouseppe Di Donna, è un altro esempio di preghiera e di santità, una persona eccellente che ha vissuto tra di noi fino a poco tempo fa. “Pur essendo vescovo, Giuseppe Di Donna, si è mantenuto fedele agli orari della preghiera e a tutti i digiuni e le astinenze prescritti dalla Regola Trinitaria. P. Giovanni Saglietto, Ministro Provinciale, per molti anni ricordava che ogni qual volta Mons. Di Donna, trascorreva dei giorni a San Crisogono, non perdeva l’occasione di partecipare alla preghiera comunitaria. Era affabile con tutti e sempre irradiava pace interiore e gioia. Spesso serviva al refettorio e sostituiva il chierico incaricato di leggere in comunità durante il pranzo”. È abbastanza frequente vedere come alcuni religiosi e comunità si esimino dalla preghiera comunitaria e personale per ragioni apostoliche o per motivi “ufficiali”, come il pesante lavoro o le responsabilità assunte. A volte, si pensa che bisogna relegare la preghiera o altri atti comunitari alle case di formazione. Il costante abbandono nella comunicazione con Dio, debilita o annichila la nostra fede. Il risultato finale è che la nostra vita interiore si svuota e ci convertiamo in meri amministratori o lavoratori sociali. In questo contesto, Mons. Di Donna, ci ricorda l’importanza della ricerca della santità e della preghiera per avere una vita spiritualmente fruttuosa.
La conoscenza della vita e del messaggio dei nostri Santi e Sante, può aiutarci ad imitarli e ad amarli, tutto ciò ci stimolerà ad implorare la loro intercessione e impegnandoci ad imitare le loro virtù. Avvicinandoci al grande giubileo del Centenario, poniamo maggiore attenzione al nostro patrimonio, conosciamo e amiamo i nostri Fondatori e Patriarchi, il nostro Riformatore e i Santi, Beati e tutti i Venerabili, uomini e donne, della nostra Famiglia che ci hanno lasciato una così grande e inistimabile testimonianza ed eredità. Se compiamo un grande sforzo per conoscere le loro biografie e il loro contributo spirituale, lo potremmo diffondere fuori dai confini della nostra Famiglia.
L’amore genuino verso tutto ciò che riguarda la Famiglia Trinitaria – il nostro patrimonio, carisma, le costumanze sante, la testimonianza delle figure chiave della nostra storia, ecc. –, è un imperativo per valorizzare la nostra vocazione e condividere la ricchezza della nostra chiamata e missione con il resto della Chiesa. Ogni membro della nostra Famiglia è importante per noi, anche se ogniuno sia distinto e differente; perché ciascuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo con le sue caratteristiche positive personali. In passato, un considerevole numero di Trinitari, anche se non li conosciamo con i loro nomi, sono stati scelti per formare la Famiglia Trinitaria. Il bene che hanno fatto, ha contribuito ad aumentare il nostro patrimonio. La sfida attuale per ogni trinitario o trinitaria, è di essere un membro attivo nella nostra storia comune, che sarà arricchita, nobilitata e santificata sempre di più, sino ad arrivare a costruire una casa degna nella quale la Santissima Trinità possa abitare, essere amata e rispettata:

“Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». (Mt. 21, 1-3)

Nella descrizione dell’entrata di Gesù a Gerusalemme, il Signore ordina a due dei suoi discepoli di andare nel villaggio dove incontreranno un asinello sul quale possa cavalcare. Spesso osserviamo che Gesù invia i suoi discepoli due a due. La nostra vita si sviluppa in comunità e la nostra missione è anche comunitaria, come la Santissima Trinità è una comunità e la sua missione si realizza in comunione con le Tre Persone. Tutto ciò ci fa capire che lo spirito di dialogo e collaborazione è molto importante per i trinitari e le trinitarie. La familiarità, la fraternità e la solidarietà, sono valori che mai devono essere sacrificati per interessi e convenienze personali. Allo stesso modo, qualunque sia la missione in cui fossimo coinvolti, dobbiamo considerarla come una sfida comune e un servizio della comunità. Dobbiamo annuanciare alla nostra gente il pensiero del Maestro e non ciò che noi vogliamo. Ciascuno di noi, quindi, è utile al Maestro, incluso il fratello e la sorella più debole, esattamente come l’asinello e l’asina sono stati indispensabili per Gesù. La scena dell’asinello e l’asina portati dai discepoli su richiesta di Gesù, mi ricorda l’importanza delle relazioni nella nostra Famiglia. Gesù ha bisogno di noi come Famiglia: religiosi, religiose e laici nei nostri rispettivi ambienti. Il nostro spirito trinitario di Famiglia è una testimonianza preziosa nella Chiesa. Ringrazio tutti per la vostra fraternità e collaborazione, e vi invito ardentemente a farle crescere a livello di Famiglia in tutti i popoli e città in cui viviamo perché, in questo modo, la presenza trinitaria, nel corso di quest’anno giubilare 2013, sia più efficace e visibile.
È interessante notare che, nella suddetta pericope evangelica, non viene menzionato il proprietario dell’asina e dell’asinello. Tuttavia, questo sconosciuto è stato un collaboratore efficiente per porgere il benvenuto a Gesù in Gerusalemme. L’unica cosa che gli interessava era sapere che il Maestro aveva bisogno di lui e, perciò, immediatamente pose l’asina e l’asinello al suo servizio. Questa è una grande notizia per noi trinitari. Forse non siamo molto conosciuti e considerati importanti nella Chiesa, ma siamo utili per il Maestro. Conosciuti o meno, ognuno di noi, indipendentemente se facciamo molto o poco, contribuisce con qualcosa per la crescita del patrimonio della Famiglia e al suo tesoro di santità. Voglia Dio che ognuno di noi sia semplice, umile, povero e solare come le persone del brano evangelico. Siamo scelti e apparteniamo esclusivamente al Maestro per la nostra consacrazione alla Santissima Trinità. Che la Santissima Trinità possa incontrare una dimora degna ed accogliente nelle nostre vite, comunità, famiglie personali e Famiglia Trinitaria! Auguro a tutti i membri della Famiglia Trinitaria e a ciascuno di voi particolarmente, una felice Festa della Santissima Trinità.

Con affetto fraterno,

Roma 11 maggio 2012
Memoria del Beato Domenico Iturrate

Fr. Jose Narlaly, osst
Ministro Generale

Centenario della morte dei Santi Giovanni de Matha e Giovanni Battista della Concezione. Intervista alla Famiglia Trinitaria

Fr. Albert Anuszewski, USA Province, answers about the Centenary of Saint John de Matha and John Baptist of the Conception.

1. What does the celebration of these centenaries mean to you from the point of view of your vocation?

With the upcoming centenaries in which we will commemorate the anniversaries of the deaths of both our Founder and Reformer, I believe that it is a prime opportunity to take stock of where we have been and where we are headed as an Institute of Consecrated Life within the Church. As we all know, historically, Orders, Congregations and Societies have arisen at particular moments within the life and history of the Church, many times in order to respond to a particular need, such as our own Order, which was founded to ransom Christian captives from slavery. The history of our own Order, while filled with many “ups and downs, has had a glorious past as we look at the sheer number of captives that were ransomed over the centuries by the courageous and faith-filled members of the Order.

Given this, we need to examine our own faith and courage as we move further into this Twenty-first century. We must ask ourselves, honestly and realistically how faithful we are being to our Trinitarian vocation today? Do we have the courage.

How can we be more creative in terms of fulfilling our Trinitarian vocation and ministering to the people of God while we face diminishing numbers in the older jurisdictions of the Order?

Certainly, declining numbers and ageing membership is forcing some painful decisions within the Order and has necessitated a rethinking of the future. We see this in the closure of houses and the merging of jurisdictions. Unfortunately, more of this will occur in the immediate future.

Today, in light of this, we Trinitarians of today, face a situation or context that is different from that which followed the Second Vatican Council. In this new phase, we need a vision of religious life in which we see our purpose and our symbols afresh and with clarity. With respect to the vows of poverty, chastity and obedience, we need to see them as symbols through which we as Trinitarian religious can transform our world, a transformation that Christ makes real in the Eucharist. As Trinitarians, we must find ways to be more visible in Church and in society, realizing that religious life is an integral part of the Church that has been too hidden in recent years.

2. Do you think that it is an important event for the Trinitarian Family?

Whenever there is a reason to celebrate within the life of any and every family, it is an important moment in its life. And these centenaries are certainly important moments and give all of the Trinitarian Family reason to celebrate. Many religious orders and congregations have come and gone, serving their purpose, in the history of the Church. These centenaries tell us that we have a reason to continue to be, that God wants us around so that we may continue to take part in the redemptive mission of Christ himself, as we bring his redeeming and liberating love to those who are the captives of today, most especially to those Christians who suffer persecution because of their faith.

These centenaries should motivate us and push us to deepen our bonds within the Trinitarian Family and to rejuvenate us.

3. How can we offer these two important figures as relevant witnesses in today’s world?

Both, our Founder, St. John de Matha, and our Reformer, St. John Baptist of the Conception, are figures that speak to our world today. The times, places and people have changed, but the situation that our world finds itself has not changed. What I mean by this is that humanity continues to suffer and to be in need of the healing and redeeming love of Christ made real through the ministries and lives of Trinitarian men and women. Both figures can animate us in our communal and apostolic life and encourage us to be actively engaged in the life of the Church and the world.

Perhaps one way we can present them as relevant witnesses to the Gospel in the world today, is to do more in making them known. It seems as so few people outside of the Trinitarian Family have any knowledge of either of these two great saints. We must be more proactive in presenting them to the world through individual and communal efforts.

4. How can we present these outstanding figures as models for our young people in formation?

Our men in formation do not lack for models to emulate in religious life. We have such wonderful examples in the lives of St. Michael of the Saints and Blessed Dominic Iturrate to be sure. However, both the founder and reformer need to be presented and seen anew in light of our understanding of our religious calling and the living out of that calling today. Their “radical yes” to God’s call to take on such a unique mission in the life of the Church such as redeeming Christian captives, speaks loudly to the “radical yes” that all of us make when we dare to assume a life that is different from that of the world.

By looking to SS. John de Matha and John Baptist of the Conception, our religious in formation can view models in which through the total gift of self of the Trinitarian, Jesus again finds a dwelling place on earth, and seeks to assimilate the one consecrated to himself. Pope John Paul II in Vita Consecrata wrote that “consecrated persons make visible, in their consecration and total dedication, the loving and saving presence of Christ, the One consecrated by the Father, sent in mission. Allowing themselves to be won over by him (see Philippians 3:12), they prepare to become, in a certain way, a prolongation of his humanity.” Thus, the very love, mercy, and providence of God are made tangible and real to people of every age through the Trinitarian who becomes a sign and vehicle of His presence and action in the world today.

I can think of no better examples than our own holy men and women, in particular the founder and reformer, who set before us wonderful examples of selfless dedication to Christ in service to the captive. Truly, in their role as models, they serve as a great benefit for the awakening of renewed fervor within our Trinitarian vocation.

As sons and daughters of St. John de Matha and St. John Baptist of the Conception, with these exceptional models before us, we must strive to continue to fulfill the vision and mission that they began so long ago and embrace them and make them our own today.

 

N E W S

 

IV Centenario di San Carlino alle Quattro Fontane
(1612 – 2012)

 

Visita della Madonna Pellegrina


La nostra parrocchia di S. Maria delle Grazie alle Fornaci, retta dai Padri Trinitari, con la visita della Madonna Pellegrina di Fatima, ha vissuto un evento veramente straordinario e indimenticabile. La Madonna ha operato la più intensa e profonda “missione pastorale” della storia della nostra bella chiesa parrocchiale, durata dal 13 maggio, giorno della prima apparizione di Maria ai tre pastorelli, al 20 maggio. E’ stato molto apprezzato e seguito il ricco programma di liturgie e catechesi, svolto da Personalità della Chiesa di altissimo livello teologale e di spiritualità mariana, riferito ed appropriato alle esigenze della critica situazione religiosa e morale di oggi, per la quale Maria è esempio, guida e sempre attuale testimonianza. Ricordiamo, con gratitudine, gli interessantissimi interventi del nostro Padre Generale Josè Narlaly osst, dei Cardinali: S.E.Mons. Christoph Schonborn, S.E.Mons.Prospero Grech, S.E.Mons. Giuseppe Bertello; dei Vescovi: S.E.Mons. Rino Fisichella, S.E.Mons.Benedetto Tuzia, S.E.Mons. Lorenzo Leuzzi. Le seguitissime catechesi sono state svolte da: Padre Cristoforo Amanzi ofm, Don Fabio Rosini, Chiara Amirante, Mons. Antonio Grappone, Padre Ludovico Fazzone ofm, Don Gino Petrosi.

La Settimana mariana appena trascorsa ha superato le più lusinghiere aspettative. Ne siamo tutti consapevoli, più pieni nello spirito, e di vero cuore ringraziamo la Mamma Celeste per il suo provvidenziale aiuto.

Un sentito grazie a chi ci ha offerto con appropriate omelie e catechesi motivi per interrogarci, riflettere e spronarci ad essere più forti nella fede, sentire maggiore afflato ecclesiale che ci proietta entro la Chiesa di Cristo di cui dobbiamo e vogliamo essere membra vive.

Un grazie al Parroco, Padre Mario Castiglione, ai Padri Antonio Mattia e Padre Patrick, dell’Ordine della Santissima Trinità, e alle Commissioni di lavoro che hanno preparato e curato mirabilmente lo svolgimento disciplinato di ogni parte del nutrito programma che ha attirato l’afflusso continuo di fedeli ad ogni ora e ogni giorno di questa indimenticabile Settimana mariana. La nostra Fraternità laica trinitaria è stata sempre in prima fila.

Cosa ci resta della splendida eredità della Madonna? Ora è il momento di far fruttificare il prezioso apporto spirituale che ha vivificato tutti i fedeli, tra i quali la nostra fraternità trinitaria, i gruppi parrocchiali e quanti operano entro la parrocchia, con una ricaduta positiva in tutta la zona circostante. Sarebbe un peccato di omissione, uno spreco della grazia di Dio, impetrata da Maria Santissima sulla nostra parrocchia, se non ne approfittassimo subito, per non sciogliere le fila, ma ritrovarci più motivati, più interessati, più forti e pronti ad una più aperta collaborazione, nel rispetto della identità e dei programmi di ciascun gruppo, movimento, realtà parrocchiale o quant’altro è stato coinvolto direttamente o trasversalmente in questa magnifica “avventura spirituale” che non deve e non può contare sulla sola spinta di inerzia che dura finché non si esaurisce, ma deve vivere positivamente, fermamente e concretamente con il ricorso, l’aiuto e nel nome della Madre di Dio che chiede al Figlio ancora di operare come nel primo esempio a Cana di Galilea.

Maria ci incoraggia come figli, tra di noi fratelli e amici; ci ritroveremo per fare quadrato intorno al Pastore, ai nostri Padri trinitari. La Madonna ci invita a non scaricarci, ma seguire l’impulso e l’entusiasmo che ci rendono forti nella generosità e nello spirito di servizio per operare nella nostra porzione di Chiesa qual è la nostra Parrocchia trinitaria, ciò che la Chiesa Madre ci chiede: rinnovare la nostra fede per essere in prima fila, nel quadro della Nuova Evangelizzazione, cominciando da noi stessi, per avere un solo intento, essere un cuore solo per una parrocchia aperta, ospitale, attiva, a gloria di Dio Uno e Trino di cui Maria è Figlia, Madre e Sposa.

Teresa Gervasi Rabitti, laica trinitaria

 

330 aniversario del Monasterio de Trinitarias de Lima (Perú) 1782 - 2012

El pasado día 21 de mayo las Hermanas Trinitarias contemplativas de Lima recordaban y celebraban los 330 años de la Fundación de su monasterio en mayo de 1682. El monasterio limeño fue fundado por la Madre Sor Ana de la Santísima Trinidad. La fundadora había nacido en Sevilla el año 1629. Vino a Perú a la edad de 4 años. Se casó a la edad de 20 años con don Luis de Pacheco y como fruto de este matrimonio nació un niño y al poco tiempo murió, luego también su esposo falleció; quedando ella viuda, y muy joven.

Por segunda vez se casa, con don Diego de Bedia, un caballero muy importante de esta ciudad de los reyes. Tuvieron una hija que vivió hasta los once años, muriendo con la enfermedad de la viruela y al poco tiempo murió también su esposo, Don Diego de Bedia, dejándola viuda y muy adinerada. Tras estos acontecimientos que experimenta en su vida, ella, entra en sí misma y comprende la voluntad de Dios, “entregarse de por vida a Dios y al servicio de la Iglesia”. Toda su fortuna se la entrega a su confesor el Padre Francisco Javier Ayllón, a su disposición y arbitrio, para fundar un Monasterio.

Ingresa al beaterio de mujeres piadosas el 15 de octubre de 1673, animada por su director espiritual, se empieza a hacer las gestiones para la fundación de un Monasterio, ante el entonces Arzobispo trinitario de Lima, Fray Juan de Almoguera. Él mismo solicitó a su alteza Real de España, la Licencia para fundar un nuevo Monasterio de Trinitarias el 7 de Junio de 1675. En nombre de su Alteza Real conceden la Licencia el 15 de noviembre de 1677. La facultad para la erección del nuevo monasterio de monjas Descalzas de la Santísima Trinidad, bajo la Regla de la misma Orden, fue concedida por el Papa Inocencio XI, terciario trinitario, el 10 de Septiembre de 1681. A mediados de mayo de 1682, Doña Ana de Robles, solicita para la Erección del nuevo Monasterio de Trinitarias, al Arzobispo de Lima, Don Melchor de Linan y Cisneros. La respuesta fue concedida el 15 de mayo de 1682 y el 22 de mayo del mismo año, fue erigido como Monasterio de Monjas Descalzas de la Orden de la Santísima Trinidad.

Primera comunidad de Trinitarias en América latina (Lima, 1682)

Ana Robles se convierte en el alma de la fundación de la primera comunidad de Hermanas Trinitarias en América Latina. Ella toma el hábito de manos del Señor Arzobispo Dr. Don Melchor de Linan y Cisneros, el 22 de Mayo de 1682 y al día siguiente las once cofundadoras. Tras realizar Sor Ana el noviciado, el 7 de junio de 1683, cumplido ya el tiempo del noviciado recibió la profesión religiosa de manos del Arzobispo Don Melchor de Linan y Cisneros. Murió el 30 de septiembre de 1707 y sus restos mortales se encuentran en el coro principal del Monasterio.

Desde los inicios de la fundación hubo una estrecha relación entre el Monasterio y la Orden Trinitaria. Distintos pergaminos, cartas y testimonios de las hermanas nos muestran que este Monasterio colaboró a las redenciones de los cautivos enviando a España importantes cantidades de oro. Hoy al entrar en el monasterio aún podemos contemplar grandes, valiosos y antiguos cuadros colgados en las paredes. Las hermanas mayores nos comparten una tradición que han recibido a través de los siglos: “Sepan que estos cuadros los recibían las hermanas desde España junto con los pergaminos en donde se detallaba el nombre y número de cautivos redimidos con el oro enviado por este Monasterio”. Otra de las hermanas nos confirma la existencia de estos pergaminos de las redenciones enviados a este monasterio. “En la misma Casa Provincial de los Trinitarios de Estados Unidos pueden encontrar uno de estos pergaminos, pues nos los pidieron para sacar un microfilm hace treinta años y hasta la fecha no ha sido devuelto a este monasterio”.

Finalmente es de señalar el gran interés y esfuerzo durante más de sesenta años de las Hermanas Trinitarias para la fundación de los Trinitarios en Lima. Obra que se concretizó en el año 1957 con la llegada del fundador a Lima, el P. Domingo Cortés. Una soñada y ansiada fundación prometida y aprobada ya anteriormente por el P. Antonino de la Asunción, Ministro General y que se realizó gracias a las gestiones y donaciones del monasterio de Trinitarias de Lima.

¡Gracias hermanas por vuestro apoyo, oraciones y colaboraciones… felicidades por los 330 años de fundación en Lima!

Ángel Garcia Rodríguez, osst
Lima – Perú

 

El Personaje

Madre Concha Arribas Jimeno

El Monasterio Trinitario de Laredo celebró el pasado 1 de mayo las Bodas de Diamante de consagración a Dios Trinidad de la madre Concha Arribas Jimeno, “Madre Conchita” como es conocida. La Madre Concha ingresó al monasterio el 11 de abril de 1947, empezando el noviciado el 17 de octubre del mismo año, vistiendo la cruz calzada. En 1948 emitiría la profesión temporal y el 17 de octubre de 1951 la profesión solemne. El 2 de mayo de 1973 celebró con alegría las Bodas de Plata, el 2 de mayo de 1998 las Bodas de Oro y ahora, 1 de mayo de 2012 las de Diamante.

Madre Concha, le conceda Dios muchos años de buen humor y hacer para seguir consagrándose a su Voluntad.

 

La Pagina di Mons. Di Donna
Don Carmine Catalano
Testimonianza di Michele ed Elisa Brattoli

Le testimonianze, che oggi rendiamo, hanno come obiettivo far conoscere in modo più diffuso il Santo Vescovo Mons. Di Donna, che ha iniziato il suo cammino cristiano nella Chiesa di Rutigliano e lo ha concluso nella chiesa di Andria. Pertanto colgo questa opportunità per iniziare con la preghiera conclusiva della sempre attualissima lettera pastorale “L’edificio sociale” del 22 febbraio 1944, scritta a guerra non ancora finita, lettera che è la sintesi della dottrina cristiana, basata sulla fede: “diletti figli… adesso è il tempo di mostrare la vostra fede e il vostro attaccamento a Cristo. Professate la vostra fede e dottrina cattolica col coraggio dei martiri; meriterete, così di essere riconosciuti per suoi da Cristo. O Cristo Gesù, vieni a prendere possesso del Tuo Regno sociale. Vieni a regnare sull’Italia che è Tua. Vieni a salvarci chè periamo: T’invochiamo nell’ansia e nel dolore: vieni, vieni non più tardare…”. Mons. Di Donna è sempre stato presente, vivo ed operante nella mia famiglia.

Il ricordo personale che ho di lui è riferito ad alcuni momenti che mi sono rimasti scolpiti nella memoria, anche se risalgono all’età di 6-12 anni.

Ricordo come un sogno i viaggi sulle strade impolverate della Murgia sulle ginocchia di mio zio, don Riccardo Zingaro. Eravamo sul sedile anteriore della Aprilia vescovile accanto all’autista e dietro il Vescovo Mons. Di Donna e il suo segretario, mi pare, don Calvi.

Ricordo con nostalgia la foto, attorno ad un’edicola in pietra sulla Murgia con il Vescovo Mons. Di Donna, io davanti a lui accovacciato con un pallone e dietro un folto gruppo di braccianti con mio zio don Riccardo Zingaro…

Ricordo le mie letture in Seminario, dei libri sulle esplorazioni dell’Africa, affascinato dal mio Vescovo, ex missionario nel Madagascar.

Ricordo la veglia funebre alla quale, io seminarista di prima – seconda media, ho partecipato nel Cappellone del Santissimo in Cattedrale.

Poi c’è il ricordo familiare, in quanto con mia sorella Elisa abbiamo ricevuto il sacramento della Cresima il 3 luglio 1949 sul Palazzo Vescovile. Forse per noi è stato un privilegio, ma per Lui è stato naturale, in quanto la sua casa era aperta a tutti, soprattutto agli umili, perfino ai reduci e profughi.

“Tutti figli di Dio da salvare” - diceva. Eravamo piccoli, ma è rimasta impressa in noi questa figura singolare per la sue vesti bianche con la croce rossa-blu, la sua fluente barba e il suo carisma spirituale.
Ma il ricordo del Vescovo Venerabile ha continuato ad essere vivo nella nostra famiglia fino alla morte di nostro zio don Riccardo Zingaro, fratello di nostra madre.

Zio Riccardo è stato ordinato sacerdote da lui il 18 maggio 1944. questo novello sacerdote fu subito mandato a roma per studiare le questioni sociali, per “prepararsi” in quanto lo voleva destinare nel difficile mondo del lavoro, di cui rgli stesso prevedeva quasi profeticamente grandi lotte sociali e politiche con l’esplosione in Italia delle libertà democratiche, come si evince dalla lettera pastorale del febbraio 1944.

L’opuscolo fu dato ai sacerdoti incaricati dell’azione sociale per prepararsi e diffondere il pensiero sociale del Chiesa: “dignità e libertà umana, santità della famiglia, educazione cristiana della gioventù, proprietà privata, lavoro e sua funzione, il salario, la giustizia sociale, la Carità” erano i capisaldi.
Nel 1947 zio Riccardo fu richiamato in andria “perché bisognava cominciare a lavorare”, come egli stesso disse.

E fu proprio il palazzo Vescovile ad essere messo a disposizione per un Centro di assistenza ai braccianti, divenuto in seguito, nel 1949 la Comunità dei Braccianti, che poi alla morte di mons. Di Donna, fu chiamata “Casa sociale dei braccianti e degli emigranti Mons. Di Donna”.

In questa stessa casa fu lui stesso, il Venerabile Vescovo, ad istituire l’assemblea settimanale del Mercoledì, arrivata dal 1949 al mercoledì prima della morte di nostro zio, avvenuta nel 1999, è arrivata al numero 2396.

L’assemblea del mercoledì nella comunità dei braccianti era informativa, ma prima di tutto era finalizzata alla formazione degli adulti per una autentica vita cristiana, la rilettura degli avvenimenti della cronaca alla luce della dottrina cristiana e la comunicazione delle attività di servizio che erano in atto in quel periodo presso la Casa Sociale con al partecipazione di vari ospiti a tal fina invitati.

Il Venerabile ha sempre incoraggiato nostro zio per le iniziative pratiche eminentemente sociali, esortandolo all’azione elevatrice dello Spirito.

Era sempre fra i lavoratori per inaugurare, e non solo, corsi di qualificazione e cantieri. Nostro zio ci ha sempre detto che anche negli ultimi mesi prima della morte era preoccupato e voleva essere sempre aggiornato sulla situazione sociale del nostro territorio. Quattro giorni prima della morte, mettendo le braccia fuori del letto benedisse le ACLI, la Comunità Braccianti e le altre organizzazioni sociali. Due ore prima dell’addio il 2 gennaio 1952 benedisse la nuova bandiera della Comunità Braccianti stesagli sul letto. E fu l’ultimo atto e auspicio sacro per l’attività sociale.

Grazie di tutto Santo Vescovo Mons. Di Donna per aver donato a tutti il Tuo magistero episcopale oltre che testimonianze di vita alla maniera missionaria di tutti i luoghi e tempi..

 

Cumpleaños y Efemérides
31 de mayo al 6 de junio de 2012.
Felicidades

31 Fra. Servais Ladyslas Miyoukouti Madiki, de la Provincia de Italia Sur, nacido en Brazzaville (Congo) en 1976

1 Fra. Joachim Vincent Rafenosoa, de la Provincia de Madagascar, nacido en Alatsinainy Bakaro en 1980
Fray Hinel Zandry Rabonary, de la Provincia de Madagascar, nacido en Antananarivo en 1978

3 SOLEMNIDAD DE LA SANTISIMA TRINIDAD
P. Manuel Enrique Salgado, del Vicariato de España Norte, nacido en El Roble (Sucre – Colombia) en 1961

5 P. Bonifacio Porres, de la Provincia de España Sur, nacido en La Nuez de Arriba (Burgos) en 1931

6 P. Vicenzo Frisullo, de la Provincia de Italia Sur, nacido en Torrepaduli (Lecce) en 1946
Fra. Hajanirina Rakotoarisoa, de la Provincia de Madagascar, nacido en Befelatanana (Antananarivo) en 1979
Fra. Henrry David Alarcón Gómez, del Vicariato de España Norte, nacido en Subachoque, Cundinamarca (Colombia) en 1985
Fra. Emilien Herison Ravonjinirina, de la Provincia de Madagascar, nacido en Imady en 1986