comunicazioni del p. ministro generale e il suo consiglio
Commissione Preparatoria del Capitolo Generale 2007
I. Instrumentum Laboris
Carissimi fratelli,
La grazia del Signore Nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la Comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
Siamo lieti di presentare l’Instrumentum laboris in preparazione del prossimo Capitolo Generale Ordinario, che si celebrerà a Moramanga (Madagascar) dal 27 maggio al 10 giugno 2007. Il Capitolo Generale “segno eminente di comunione nella carità” (Costituzioni 133) si propone come obiettivo generale:
1. Effettuare le elezioni generali;
2. Trattare e definire le cose che possono promuovere il bene dell’Ordine;
3. Custodire il proprio patrimonio;
4. Fomentare il rinnovamento aggiornato secondo il medesimo patrimonio;
5. Stabilire norme alle quali tutti devono obbedire (Costituzioni 133)
Il tema: Annunciatori e testimoni di comunione e missione
Il tema scelto è il punto d’arrivo maturato durante la riflessione fatta nella Congregazione Generale del Messico 2005. Un tema che deve essere visto in una cornice di grande respiro: quella dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II e della rinnovata consapevolezza sul ruolo della vita religiosa all’interno della Chiesa. Infatti, la vita religiosa è chiamata oggi a scoprire e vivere le sue dimensioni testimoniale e misterica, comunionale-fraterna, carismatica ed apostolica.
In questo momento storico del nostro Ordine, il rinnovamento alla luce dei segni dei tempi è incentrato sul bisogno del quotidiano e paziente passaggio dall’”io” al “noi”, dal mio impegno all’impegno affidato alla comunità, dalla ricerca delle “mie cose” alla ricerca delle “cose di Cristo”. Modello di questa tensione attuale, alla quale ci sprona la Chiesa nei suoi forti richiami alla vita religiosa, rimane sempre nostro Padre san Giovanni de Matha, il cui proposito fù approvato dalla Chiesa proprio dalla costatazione che esso proviene dalla radice della carità e quello che cerca è l’interesse di Gesù Cristo, anteponendo l’utilità comune a quella privata. La grande sfida per l’Ordine agli inizi del terzo millennio è essere epifania della vita di Dio Trino e Uno essendo confessione e segno della Trinità attraverso la qualità della vita comunitaria e della missione misericordiosa e redentiva. Il Capitolo Generale 2007 bisogna capirlo sulla scia storica dei due ultimi Capitoli, quello di Ariccia 1999 e quello di Roma 2001, nei quali, guardando l’ideale di comunità trinitaria delle origini, abbiamo voluto spronarci a rinnovare la nostra vita comunitaria sui diversi pilastri carismatici che la costituiscono. Il Capitolo Generale 2007, quindi, vuole insistere sulla missione misericordiosa e redentiva, sempre in rapporto con la vita comunitaria.
Da una parte vogliamo attingere alla Tradizione viva dell’Ordine, la cui ricchezza è custodita come in uno scrigno prezioso nella Regola e nelle Costituzioni; e dall’altra, vogliamo guardare con coraggio verso il futuro, puntando sulla formazione e sulla conversione vissute in comunità.
La metodologia
Metodologicamente vogliamo ispirarci allo schema classico utilizzato per elaborare programmi, strumenti di lavoro e documenti, e cioè: Vedere, giudicare, agire.
1ª fase, VEDERE. Non partiamo da zero! Nei ultimi due Capitoli Generali abbiamo conosciuto e riflettuto sull’identità e la realtà dell’Ordine. Nella celebrazione del Capitolo ci serviranno molto le proposte fatte nella Congregazione Generale 2005 e ormai pubblicate. Esse saranno riviste, studiate, confermate secondo il parere dei capitolari. Esse riguardano: la formazione iniziale e permanente; la legislazione dell’Ordine; la ristrutturazione delle giurisdizioni; le nuove presenze, specie Cairo-Sudan.
2ª fase, GIUDICARE. Con le risposte pervenute, questa Commissione ha fatto una cernita delle medesime vedendo e separando gli aspetti descrittivi da quelli propositivi. Con tutto questo materiale è stato elaborato il presente Instrumentum laboris.
3ª fase, AGIRE. Nel Capitolo Generale arriveremo alla terza parte, quella operativa. Ci disponiamo quindi a fare “quello che Gesù ci dirá” con l’ispirazione dello Spirito Santo e l’intercessione di santa Maria del Buon Rimedio.
Con affetto fraterno in Trinitate, vi salutano i componenti della Commissione.
Roma 14 febbraio 2007, festa di San Giovanni Battista della Concezione.
***
Capitolo I: Annunciatori e Testimoni
Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! (Romani 10, 13-15)
1.1. Annuncio e testimonianza
La prima cosa che viene chiesta ai messaggeri è la santità di vita, e cioè, la fedeltà alla Parola in cui credono e che vogliono annunciare agli altri. Fedeltà fino al martirio, condividendo le sorti del Maestro, come ci mostrano gli apostoli e i profeti. Perciò e assai raccomandabile la santità della vita che accredita veramente chi parla molto di più dell’elevatezza del discorso (S. Gregorio Magno).
L’annuncio dei messaggeri di salvezza è sempre un’invito alla penitenza e alla conversione. “L’annuncio che non termini con un appello alla penitenza, alla conversione, cessa di essere vangelo per diventare conferenza” (Lèon-Dufour). Testimoniare significa attestare la realtà di un fatto, visto o ascoltato. Gli apostoli sono costituiti testimoni di Gesù (Atti 1,8); essi lo hanno visto e udito, hanno vissuto con lui, sono i testimoni privilegiati della sua risurrezione (Atti 1, 22; 2, 32). La testimonianza prelude spesso alla sofferenza, al martirio, come Stefano, che ha suggellato la sua testimonianza con il sangue (Atti 22,20). Spesso il martirio è la sorte riservata ai testimoni di Cristo e del suo Vangelo (Apocalisse 1,9; 11, 7).
1.2. Il trinitario testimone di grandi realtà contemplate e celebrate
Il trinitario, come ogni cristiano, in primo luogo è chiamato ad annunciare che Cristo è Risorto: questa è la fede della Chiesa, questa è la speranza che illumina e sostiene la vita e la testimonianza dei cristiani; e come ogni religioso, deve prendere atto che l’identità della vita consacrata è una specie di Vangelo dispiegato nei secoli. Essa appare infatti come prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore risorto (Vita Consecrata 19). Quindi, da questa certezza dobbiamo attingere un rinnovato slancio, facendone la forza ispiratrice del nostro cammino (Novo Millennio Ineunte 29). E questa certezza non ci viene da una formula che ci salverà, ma da una Persona e dalla promessa che egli ci ha fatto: Io sono con voi! Solo Cristo può dare alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (Deus Caritas Est, 1). Ciò che noi vogliamo testimoniare nel XXIº secolo è Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. Questo è il nostro massimo programma, che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura dobbiamo tener conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre è il nostro per l’avvenire.
La storia trinitaria conta con una schiera innumerevole di testimoni che, nell’Ordine, hanno reso testimonianza a Cristo, il Testimone fedele (Apocalisse 1, 5), amando i fratelli della comunità, e con essi, i poveri e gli schiavi, arrivando sino al martirio. Ricordiamo con gratitudine i nostri fratelli martiri della persecuzione religiosa di Spagna di 1936/1937, la cui beatificazione è ormai vicina.
La testimonianza si nutre e si rafforza nella contemplazione del volto tre volte santo di Dio Amore. In questi anni abbiamo insistito sul primato da dare alla liturgia, alla spiritualità, alla preghiera, alla comunità fraterna e orante. Poiché la fecondità nella missione scaturisce da una profonda, intensa e perseverante comunione con Dio Trinità. Bisogna non dimenticare mai che esiste un nesso profondo tra comunione e missione; senza comunione con Dio e senza una autentica vita fraterna, non vi può essere missione specificamente trinitaria.
1.3. Unità inscindibile tra spiritualità e missione trinitaria
Il carisma trinitario è un dono dall’alto, che nasce nell’Eucaristia e si organizza nella Domus Sanctae Trinitatis per una missione specifica, a favore della redenzione dei captivi qui sunt incarcerati pro fide Christi a paganis, dell’accoglienza degli ospiti e della cura degli infermi. È un fatto nelle origini e nella tradizione viva dell’Ordine che la spiritualità, l’impegno solidale e la comunione dei beni formano un tutt’uno inscindibile nel progetto misericordioso e redentivo dei trinitari
Capitolo II: Comunione e missione
“Comunione e missione si richiedono a vicenda. La forza della comunione fa crescere la Chiesa in estensione e in profondità. Ma la missione fa crescere anche la comunione, che si estende, come a cerchi concentrici, fino a raggiungere tutti. Infatti, la Chiesa si irradia nelle diverse culture e le introduce nel Regno (Ad Gentes, 8) in modo che tutto quello che da Dio è uscito a Dio possa tornare. Per questo è stato affermato: La comunione si apre alla missione, si fa essa stessa missione (Lumen Gentium, 38). Il mistero trinitario, che è mistero di comunione nella reciprocità, è come il quadro referenziale della vita della Chiesa, della sua missione, dei suoi ministeri. Tale prospettiva è un segno di speranza per il mondo in mezzo a dissoluzioni dell’unità, contrapposizioni, conflitti. La forza della Chiesa è la comunione, la sua debolezza è la divisione e le contrapposizioni” (Sinodo dei Vescovi Italiani 2001).
2.1. La sfida della comunione
Se la Santa Trinità è il modello supremo per lo stile quotidiano di vita (essere) e di agire (missione) per tutta la Chiesa (come ce lo ricorda il documento su accennato), questo è motivo specialissimo di considerazione per i frati dell’Ordine della Santissima Trinità, secondo le nostre Costituzioni in uno dei suoi punti basilari (n. 36): “Il mistero della Trinità è considerato dai frati specialmente come Dio-Amore, e pertanto come fonte prima, esempio massimo e fine ultimo della carità redentiva verso il prossimo”. Bisogna prendere atto in prima persona dell’urgenza che per la vita religiosa, e quindi per noi trinitari, rappresenta vivere e testimoniare la comunione. È un cammino esodale, è un processo di conversione perenne. La spiritualità di comunione deve diventare legge di vita, strada maestra di futuro; la santità e la missione passano per la comunità, perché Cristo si fa presente in essa e attraverso di essa. Il fratello diventa sacramento di Cristo e dell’incontro con Dio, possibilità concreta e necessità insopprimibile per poter vivere il comandamento dell’amore reciproco e quindi la comunione trinitaria (cf. Ripartire da Cristo, 28).
2.2. La sfida della missione
“L’amore di Cristo ci spinge” (2 Corinzi 5, 14). La carità che mosse il Padre a mandare il suo Figlio nel mondo, e il Figlio ad offrirsi per noi fino alla morte di croce, quella stessa carità è stata riversata dallo Spirito Santo nei nostri cuori. Ognuno di noi, come tralcio unito alla vite, può così cooperare alla missione di Gesù, che si riassume in questo: recare ad ogni persona la buona notizia che “Dio è amore” che vuol salvare, redimere il mondo.
Oggi, la sfida principale viene posta dalla costatazione che tutta la fecondità della vita religiosa dipende dalla qualità della vita fraterna in comune (Vita Fraterna in Comunità 54). Una delle pagine più chiarificanti sul compito primario dei religiosi nel mondo e nella Chiesa di oggi è questa: “La missione, infatti, prima di caratterizzarsi per le opere esteriori, si esplica nel rendere presente al mondo Cristo stesso mediante la testimonianza personale. È questa la sfida, questo il compito primario della vita consacrata! La vita religiosa, inoltre, partecipa alla missione di Cristo con un altro elemento peculiare e proprio: la vita fraterna in comunità per la missione. La vita religiosa sarà perciò tanto più apostolica quanto più intima ne sarà la dedizione al Signore Gesù, più fraterna la forma comunitaria di esistenza, più ardente il coinvolgimento nella missione specifica dell’Istituto” (Vita Consecrata 72). È vero che davanti alla progressiva crisi religiosa della nostra società, le persone consacrate, oggi, siamo obbligati a cercare nuove forme di presenza e a porci non pochi interrogativi sul senso della nostra identità e del nostro futuro. Essi però devono avere come trasfondo il rapporto inscindibile tra comunità e missione. Il Capitolo Generale è il momento e la sede più alta tra noi per interrogarci e decidere in merito. A questo ci serviranno queste idee, atte a provocare un fecondo dialogo nella sala capitolare, e provenienti da un fratello (P. Ignacio Vizcargüénaga), voce autorevole quale Ministro generale emerito.
Il punto focale che dobbiamo avere presente è il concetto della missione misericordiosa redentiva dei figli di san Giovanni de Matha nella Chiesa: un progetto di carità redentiva che fiorisce in una fraternità che fa una peculiare esperienza di Dio Trinità tra gli schiavi e i poveri, nella sequela radicale di Gesù. Il luogo in cui si realizza questa esperienza è la Domus Sanctae Trinitatis et Captivorum. Ritenendo questo concetto, presentiamo questa proposta di riflessione e dialogo.
2.3. Come sta vivendo oggi l’Ordine la missione misericordiosa e redentiva
a) Un’azione comunitaria. Il soggetto di quest’azione è la fraternità. Tutta essa è impegnata in questo “servizio carismatico”, anche se non tutti i membri allo stesso modo. La missione può esplicitarsi in molteplici ministeri, ma tutti di indole comunitaria.
b) Pluralità di opere e unità di spirito. Da decenni si chiede d’evitare la dispersione eccesiva delle opere e si cerca la “riconversione” delle opere, in maggiore sintonia con il carisma. Il Papa, nella lettera del 1998, ci invita a centrare il nostro servizio di misericordia e redenzione “agli esclusi e oppressi della nostra società e, in modo speciale, verso i perseguitati e discriminati a causa della fede religiosa, della fedeltà alla loro coscienza o ai valori del Vangelo”.
c) Ogni provincia, ogni casa, abbia una propria attività carismatica. Questo chiedeva il Capitolo Generale straordinario: Ogni provincia e ogni altra giurisdizione e, in essa, ogni casa, abbia un’attività carismatica concreta… come risposta alle situazioni di emarginazione e povertà del proprio ambiente”. A questa causa, il Capitolo chiede che si “consacrino persone e beni” e si attualizzi la “tertia pars” e la “cassa della redenzione”.
d) L’Ordine è una “Comunità di comunità”. Quest’aspetto si è sottolineato, soprattutto negli ultimi capitoli generali. Dunque, le comunità provinciali e locali concretizzano e incarnano in ogni luogo questa missione della comunità dell’Ordine. Ciò esige che non si perda la visione della “Comunità di Fraternità” e si sviluppino forti legami di comunione e di comunicazione tra le diverse giurisdizioni dell’Ordine. Si sollecita una comunione e condivisione di persone e di beni, con una collaborazione franca, con una visione più universale, nel rispetto della legittima autonomia.
e) SIT (Solidarietà Internazionale Trinitaria). Da ciò ne conseguì la nascita di SIT quale organo per canalizzare e rendere operativo il servizio di misericordia e redenzione, in comune e in comunione, per tutto l’Ordine, aperto anche alla partecipazione della Famiglia Trinitaria. Questo è un punto che dovrebbe essere esaminato a partire dell’esperienza di questi anni, per correggere difetti ed errori, e mettendo delle garanzie per una efficacia pratica.
f) Una missione realizzata in Famiglia. Si sta guardando sempre più a tutta la Famiglia come una comunità in missione. Per missione s’intende qui l’azione condotta dalle singole istituzioni che condividono lo stesso carisma familiare. Questa unione, molteplice e distinta, di differenti vocazioni familiari, si vede oggi sempre più come un segno dei tempi di fronte alle sfide del secolo XXI. Si tratta di un nuovo modo di capire e vivere la missione. Questo richiede una mentalità familiare, un’idea di comunità più ampia, e una coscienza di corresponsabilità familiare, capace di condividere responsabilità con gruppi “differenti” che servono la stessa missione trinitaria redentiva da differenti vocazioni. Ecco un cammino da percorrere.
g) Non dimentichiamo le frontiere. Non si allude solo alle frontiere geografiche, ma quelle sociali ed umane, dove si esplorano nuovi ambiti del Regno. Perciò il Capitolo Generale del 2001 ci ricorda che “la nostra comunità deve rivedere le presenze con più audacia e coraggio”. Bisogna salutare con gratitudine le nuove presenze dell’Ordine e appoggiarle energicamente con tutti i mezzi personali ed economici possibili.
h) Missione universale e, inoltre, inseriti nella Chiesa locale. Dobbiamo inserirci nella Chiesa locale con piena convinzione della nostra appartenenza ad essa, con la nostra identità carismatica irrinunciabile, in comunione e complementarietà con gli altri carismi nell’unica missione della Chiesa, come già è stato chiesto dal Capitolo Generale del 1999.
Tutto sommato, questi spunti per la riflessione sono una chiamata ad essere attenti ai “venti dello Spirito”. Più che molti documenti, abbiamo bisogno di muovere i cuori. La missione trinitaria deve tenere due punti di orientamento: Gloria tibi Trinitas, et captivis libertas.
***
II. Temi da analizzare nel Capitolo
(Primo Questionario)
Il Capitolo per mandato delle Costituzioni deve procedere alle elezioni generali (Costituzioni 136). Inoltre, la Commissione tenendo conto dei due questionari inviati dovrà trattare i temi relativi alla Congregazione Generale del Messico 2005, cioè:
1. Formazione, iniziale e permanente;
2. Legislazione;
3. Ristrutturazione delle Giurisdizioni;
4. Nuove Presenze;
5. Vita comunitaria;
6. Missione È d’obbligo ringraziare tutte le Comunità e i Religiosi che hanno collaborato con le risposte ai questionari.
1. Sulla Formazione iniziale
a) Segnala delle strategie concrete per l’anno di preparazione
alla professione solenne.
Risposte:
* Il futuro dipende dalla qualità della vita fraterna. In un mondo multietnico e multiculturale è urgente formare i giovani a vivere insieme. Dove?
* Luogo: Diverse comunità suggeriscono Roma - San Carlino, o un’altra comunità con stile semplice e austero, con un programma ben dettagliato preparato dal Segretariato Generale della Formazione in collaborazione con tutti i formatori. La Curia Generale, con l’aiuto economico delle province, finanzierà tale programma.
* Potenziare i corsi di Cefroid e la collaborazione interprovinciale.
* Qualche comunità afferma: “Ci sembra molto un anno di preparazione alla professione solenne, specialmente per le giurisdizioni che hanno un buon progetto di formazione”.
Proposta:
Il P. Generale e il Segretariato della Formazione promuovano un incontro Internazionale dei giovani sul Postnoviziato, per rinsaldare i vincoli di conoscenza e fraternità.
b) Studio e conoscenza delle lingue: Inglese e Spagnolo.
Come state realizzando tale decisione della Congregazione Generale 2005?
Risposte:
* Ogni provincia provveda il modo concreto come favorire la conoscenza dell’inglese e dello spagnolo (segnalate dalla Congregazione Generale del Messico 2005). Diverse comunità hanno già intrapreso sul serio tale proposta, con corsi universitari.
c) Segnala dei criteri per la formazione dei giovani
in vista della missione specifica dell’Ordine.
Risposte:
* Introdurre gradualmente, secondo la sensibilità degli studenti, a qualche esperienza apostolica più in sintonia con il carisma e che rispondano alle sfide odierne della schiavitù; specificatamente con perseguitati, profughi, carcerati, esclusi a causa della fede, la difesa della dignità umana…
* Promuovere la formazione integrale: umana, spirituale, carismatica, con Criteri e linee comuni nella formazione (per es. sui temi: Identità e spiritualità trinitaria, iniziazione nell’apostolato carismatico trinitario, conoscenza della spiritualità e missione nel Riformatore … in chiave di Famiglia Trinitaria (case aperte ai poveri e condivisione della missione con i laici). Tutto ciò esige formatori preparati.
* Si realizzino incontri di Formatori, come previsto in Messico 2005, puntando sulla qualità nella formazione, tenendo in conto dei criteri già segnalati nella Ratio.
* Fare conoscere la realtà del mondo oppresso perseguitato, in vista di possibili, esperienze di comunione e solidarietà anche con organismi internazionali.
* Puntare sulla formazione personalizzata dei giovani.
d) Quali carenze incontri nell’attuale formazione dei candidati
alla vita religiosa trinitaria? Quali nei formatori?
Risposte:
* Si nota mancanza di formatori e di equipe di formatori, dove ci sono vocazioni, e che sappiamo lavorare insieme.
* Nei formatori si nota un certa mancanza di conoscenza del patrimonio spirituale e storico dell’Ordine; nei candidati, invece, si lavora poco sugli aspetti dell’amore alla Chiesa, all’Ordine e alla vita comunitaria; in qualche luogo, a volte si percepisce, poco senso d’appartenenza all’Ordine.
* Si chiede ai formatori di consacrarsi alla loro missione formativa, senza lasciarsi tentare da altre attività apostoliche, umanamente, più gratificanti.
e) Quali suggerimenti offri al Segretariato Generale della Formazione
perché l’accompagnamento e la coordinazione con i formatori
delle diverse giurisdizioni sia più efficace?
Risposte
* Il Presidente del Segretariato della Formazione deve essere disponibile ed efficiente per aiutare i formatori delle distinte giurisdizioni, dove ve ne sia bisogno, con conferenze, ritiri, esercizi spirituali…Insieme con il Consiglio Generale esiga l’applicazione della Ratio, conosca perfettamente i programmi sulla formazione delle diverse giurisdizioni, li verifichi che non siano solo buone teorie, ma che aiutino i giovani delle diverse giurisdizioni, appassionati per la Trinità, per l’Ordine, a inserirsi con slancio vitale nel contesto delle odierne situazioni di schiavitù, oppressione e persecuzione religiosa. Perciò, è opportuno che, una volta nel sessennio, visiti i Centri più importanti di formazione, per animarli.
Proposta:
Il Segretariato della Formazione convochi due incontri nel sessennio con i Segretariati Provinciali e Vicariali della formazione per trattare temi urgenti e attuali sulla teologia della VRC, e specialmente sull’identità trinitaria.
2. Sulla Formazione Permanente
a) Fare una verifica della formazione permanente
realizzata nella giurisdizione.
Risposta
* La formazione conversione, è un processo che non finisce mai. Qualche Provincia sta facendo un grande sforzo in questo senso, promovendo la formazione integrale (umana, affettiva, spirituale, religiosa, trinitaria, si pubblicano foglietti, si realizzano sessioni estive…)
b) Quali elementi o dimensioni (per esempio: dimensione umana, affettiva, religiosa, trinitaria…) della formazione credi che si debba potenziare
nel piano di formazione permanente della tua giurisdizione?
Risposte:
* Favorire incontri per le professioni religiose, anniversari, giubilei.
* E’ urgente adattare la Ratio ad ogni cultura, perciò bisogna premere perchè ogni giurisdizione rediga i Direttori particolari.
* Si proponga il giorno della comunità per tutte le province, con dei temi concreti.
* Formare un equipe di personale qualificato, in teologia e dottrina sociale.
* Riabilitare la riunione comunitaria e il ritiro mensile aperti ad altri gruppi.
* La formazione non può prescindere dell’apostolato. C’è bisogno di definire sempre più e meglio i campi dell’ apostolato preferenziale e di studiare come renderlo specificamente trinitario.
3. Sulla Legislazione
a) Quale attività apostolica risponde meglio, oggi,
al carisma redentivo dell’Ordine?
Risposte:
* Quelle descritte dalle Costituzioni
* Non appoggiamo l’idea che l’Ordine scelga un’unica attività preferenziale. Spetta ad ogni Giurisdizione decidere, guardando la realtà sociale in cui vive; in una prospettiva di liberazione, di difesa degli oppressi o perseguitati a causa della fede o in pericolo di perderla. Tale ottica deve incidere anche nei nostri centri educativi e sociali.
* Quelle riguardanti direttamente le attuali schiavitù presenti nei continenti in cui operiamo.
* Cairo, carceri
b) Quali opere scegliere come prioritarie tra quelle segnalate
dalla nostra legislazione? (cfr. CC.GG. I,5; V,71-74; DG. V,77-101)
Risposte:
* Si rimanda a quanto scritto nelle Costituzioni, espresso molto bene.
* Creare una commissione di pastorale carceraria e per le opere sociali dentro il Segretariato per l’Apostolato
* Una comunità chiede che tutto l’Ordine collabori nella linea del SIT.
c) La Congregazione Generale del Messico ha proposto
che il Consiglio Generale Allargato sia deliberativo:
che ne pensi? (cfr. Doc. Proposte n. 3)
Risposte:
* Continui ad essere consultivo, poiché potrebbe ancora di più indebolire il governo del P. Generale e del Consiglio.
* Per un maggiore coinvolgimento dei provinciali nelle decisioni dell’Ordine è opportuno che sia deliberativo.
* Ci sembra la cosa più logica. Pensiamo che il Consiglio Generale sia sostituito dal Consiglio Allargato.
* Il Consiglio Generale allargato, in cose precise e urgenti dovrebbe avere un carattere vincolante, deliberativo; normalmente, v’è il Capitolo Generale e il Consiglio Generale
* Giuridicamente potrebbe essere una situazione anomala e creare problemi di competenze tra il Consiglio Generale e quello Allargato.
Proposte di cambiamento di alcuni punti del Direttorio Generale:
1ª proposta: “I canditati agli Uffici di Superiore Provinciale non possono essere eletti per il IV mandato secondo lo spirito del canone di Diritto Canonico 624”.
2ª proposta: Il Capitolo Provinciale della Provincia dell’ Immacolata (Spagna Nord), chiede che si cambi il n 298/bis del Direttorio Generale che afferma: “ Per l’elezione dei delegati godono di voce attiva tutti i frati che il giorno in cui si annuncia l’elezione siano già professi solenni, eccetto coloro che sono vocali del Capitolo per ufficio e coloro che non hanno voce attiva nell’Ordine.” PROPONE CAMBIARLO IN: “Coloro che partecipano per diritto al Capitolo Provinciale possono eleggere il rappresentante della propria comunità per il Capitolo Provinciale.”
d) Da sempre nell’Ordine l’economia è stata a servizio della redenzione
e delle opere di misericordia. Il Capitolo Generale di Ariccia(1999) ha
stabilito che si riattivasse la “tertia pars”. Il capitolo Generale 2001,
ha confermato questo impegno. In questo abbiamo progredito,
ma riteniamo che bisogna avanzare ancora. Riteniamo che la Curia
Generale debba disporre di un fondo economico per venire incontro
ai bisogni delle opere carismatiche dell’ordine, foraggiato
dalla tertia pars e dagli utili reali delle province. Che ne pensi?
Riposte:
* La Curia deve avere un fondo della Tertia pars per le opere di redenzione e per appoggiare le case più bisognose; ma la centralizzazione nella Curia è inopportuna e in necessaria.
* Che si stabilisca la Tertia pars in tutte le province, per i fini specifici segnalati nel SIT, che ancora non decolla per mancanza di fiducia.
* Il SIT, funge da organismo intermediario, tra l’Ordine e il laicato e/o gli altri organismi non confessionali per i progetti di liberazione riconosciuti.
Proposta:
Il Consiglio Generale d’Economia, studi le possibilità e le faccia conoscere alle province.
e) La nostra Legislazione garantisce autorevolezza al Ministro Generale
e al suo consiglio. Ciò è riscontrabile nella realtà?
Risposte:
* L’animazione, il servizio e il governo sono garantiti dalla legislazione della Chiesa e dell’Ordine; ma frequentemente non incidono e non hanno ripercussione nella vita concreta delle Province che si comportano in modo autonomo (decisioni, comunicazione dei beni, apostolato, vita comunitaria); tuttavia nella realtà l’ autorità del P. Generale ci sembra in fase calante; bisogna studiarne le cause (anarchia, di qualcuno, il non volersi complicare la vita da parte della autorità?). Bisogna, quindi, coinvolgere le giurisdizioni nel governo generale; il Consiglio Generale Allargato, con potere deliberativo, è la soluzione. Bisognerebbe rivedere la figura dei Consiglieri generali.
Proposta:
ELEZIONI: Credo che sia meglio, prima di fare i programmi, eleggere i 4 consiglieri generali, su una lista di nomi proposti dai membri della regione, uno per regione. Poi, fra questi 4 eletti o da altri, si elegga il Generale. Se il Generale esce dai quattro si elegga un altro della regione a cui apparteneva l’eletto. E dai quattro consiglieri (su possibile suggerimento del Generale eletto) si scelga il Vicario.
4. Ristrutturazione delle Giurisdizioni
Il P. Alfred, con la Commissione creata ad hoc, presenterà il lavoro fatto in proposito.
a) Proposte chiare e concrete sulla possibile unione di Province, Vicariati, Delegazioni. Segnalare criteri: per aree geografiche, per affinità…?
Risposte:
* E’ urgente unificare aree affini. (Per es. il Canada) sta dialogando con la Francia (partecipazione di delegati ai capitoli, scambio di personale, formazione permanente, visite fraterne).
Proposte:
Unire le due province spagnole e italiane, in modo graduale. Crediamo che il capitolo generale debba rivolgere un invito serio e formale per procedere all’unione. Qualcuno prone anche per USA e Canada, la provincia dell’Africa;
L’unificazione delle province, non è un tema del capitolo Generale. Bisognerebbe studiarlo in ogni giurisdizione. Il P. Generale con il sostegno del suo Consiglio dovrebbe prendere l’iniziativa e proporre le unioni lì dove sembri necessario, in dialogo, con i consigli provinciali. Il Capitolo generale deve fissare criteri concreti per camminare verso tale unificazione, un equipe responsabile, con il P. Generale e il suo Consiglio. Bisogna dialogare con la base, fino a quando l’opzione maturi.
Cammini già sperimentati di unità: L’internoviziato in AL e, a volte, a Cerfroid.
b) Che ne pensi del ruolo dei consiglieri generali (regionali),
incaricati per l’animazione delle aree geografiche?
Risposte
* Non si vede chiara la funzione dei Consiglieri Generali. Bisognerebbe fare un’analisi critica, dell’esperienza effettuata, da presentare al Capitolo Generale.
* L’animazione dei Consiglieri Generali è essenziale. Per un buon svolgimento della loro missione, bisogna fare un buon programma coordinato con le differenti giurisdizioni; devono acquistare capacità linguistiche, saper elaborare e accompagnare il programma fatto insieme con il Consiglio generale.
* Non ha funzionato. V’è crisi di autorità, di governo e crisi di obbedienza. L’alternativa per l’animazione sarebbe il Consiglio Generale Allargato.
Proposta:
Propongo che i consiglieri siano scelti per regione geografica e abbiano la responsabilità di animare e accompagnare le loro regioni in collaborazione con i Provinciali e superiori per realizzare i programmi (dei segretariati ecc. ) pianificati dal Consiglio Generale secondo le finalità decise dal Capitolo.
5. Nuove presenze e vita comunitaria
a) Corea, Cairo. Indicare criteri che qualificano le nuove presenze.
Sono sentite come progetto comune di tutto l’Ordine?
Come si possono appoggiare, per meglio consolidarle?
Risposte:
* Nell’aprirsi a nuove presenze bisognerebbe pensare alla missione e al futuro dell’Ordine e non soltanto alle vocazioni; la Curia generale deve informare e illuminare di più.
* Il P. Generale prima di aprire una nuova presenza, dovrebbe consultare il Consiglio Allargato, che ci siano tre persone idonee e che sia in linea con lo spirito e la missione dell’Ordine
* Ogni nuova presenza deve essere appoggiata da una Provincia, per es. Corea.
* Devono essere progetti di tutto l’Ordine (formazione, accompagnamento, economia…) e curare specialmente la dimensione comunitaria.
* Apertura a 360 gradi e implantatio Ordinis ovunque si presentino possibilità e condizioni che permettano l’attuazione del nostro carisma. Curare la Formazione attraverso un maggiore personale specializzato.
* Il Cairo è un progetto che assunse tutto l’Ordine con motivo dei centenari. La fondazione è poco solida. Gli Statuti sono necessari, ma soprattutto è più importante la maturità e qualità dei religiosi, uomini